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FINANZA/ Italia-Fmi, un giallo tra "monitoraggio" e "consigli"

A Cannes sembra essere scoppiato un giallo che riguarda l’Italia e il Fondo monetario internazionale. In ballo ci sarebbe il monitoraggio di Washington sulle riforme di Roma

Foto Imagoeconomica Foto Imagoeconomica

A Cannes sembra essere scoppiato un giallo che riguarda l’Italia e il Fondo monetario internazionale. In mattinata si era diffusa la notizia che il Fmi avesse messo a disposizione del nostro Paese una linea di credito da 44 miliardi di euro. Notizia che è stata smentita da fonti italiane e anche europee, presenti al G20 in corso a Cannes. Tuttavia, secondo quanto scrive l’agenzia Reuters, l’Italia avrebbe dovuto accettare il monitoraggio del Fmi sui progressi nelle riforme promesse a Bruxelles. L’agenzia cita fonti europee presenti al G20, mentre i funzionari italiani smentiscono e parlano di “consigli” che sono giunti dall’istituzione di Washington. Sarebbero stati in particolare gli altri paesi a “obbligare” l’Italia a questa “sorveglianza”, in modo che a livello internazionale ci sia la certezza che il nostro Paese possa raggiungere i traguardi necessari a mettere al riparo se stesso, e l’intera Eurozona, dai contraccolpi che potrebbero arrivare dai mercati finanziari in caso di fallimento nel perseguire gli obiettivi.

Se per la Reuters pare quindi che l’Italia sia stata costretta ad accettare questa decisione, secondo l’Ansa sarebbe invece in corso un “braccio di ferro” tra il nostro Paese e i partner europei sulla questione. In particolare, l’Italia starebbe cercando di evitare che venga usato il termine “monitoraggio”, che potrebbe suonare quasi con una sorta di “commissariamento” da parte di un organismo internazionale (a questo proposito si ricordi che già la lettera della Banca centrale europea al governo italiano del 5 agosto scorso aveva portato molti a parlare di un “commissariamento” del nostro Paese). Per questo si vorrebbe che fosse usato il termine “consigli”. Tuttavia, i due termini sono molto diversi anche dal punto di vista tecnico, dato che un consiglio non è mai stringente o vincolante. Ma l’obiettivo degli altri paesi europei è fare in modo che l’Italia sia “obbligata” a rispettare i suoi impegni.

Il vicepresidente della Commissione europea, Antonio Tajani (quindi un italiano a Bruxelles), interrogato dai giornalisti sulla questione, ha cercato di spiegare che la collaborazione dell’Italia “con l’Ue o con altre istituzioni internazionali non deve essere vista come un commissariamento”.