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FINANZA/ Quel falso allarme del Fmi creato "ad arte" dai giornali

Pubblicazione:sabato 5 novembre 2011

Foto Imagoeconomica Foto Imagoeconomica

La situazione della bilancia dei pagamenti dell’Italia ha esposto, negli ultimi 12 mesi, un disavanzo pari al 3,7% del Pil, un dato leggermente superiore a quelli segnati da Spagna e Austria, ma un terzo di quello della Grecia e non certo tale da indurre a pensare a una crisi. L’Italia ha indubbiamente esigenza di un profondo programma di riforme strutturali; il vincolo sono le leggi (soprattutto, l’Himalaya di norme da abolire e le poche nuove riforme da approvare) non la disponibilità di valuta.

In terzo luogo, la missione viene ufficialmente “su invito della Repubblica Italiana”. È possibile che si tratti di una mossa effettuata nella speranza di avere se non una benedizione almeno una pacca sulle spalle. È molto più probabile che l’invito nasconda una vigilanza più attenta, anche perché né la Commissione europea, né la Banca centrale europea dispongono di risorse umane ed esperienza analoghe a quelle del Fmi. In tal caso, l’esito potrebbe essere un addendum alla “lettera d’intenti” presentata a fine ottobre e misure più cogenti di quelle nel “maxi-emendamento” con annessi e connessi.

Il gran fumo che si sta facendo sulla visita dei Signori Fmi ha, però, un effetto non positivo: nasconde il vero anello mancante nel dibattito e nella “lettera d’intenti”: il debito pubblico. Ai titoli pari al 120% del Pil occorre aggiungere i debiti delle pubbliche amministrazioni nei confronti di imprese, famiglie e individui pari a un altro 6% del Pil, nonché parte del debito previdenziale (stimato a 150%-200% del Pil, ma in gran parte già incluso nel debito pubblico in senso stretto). Non possiamo consolidarlo in quanto siamo parte di un’unione monetaria. Non possiamo pulirlo con un’iniqua maxi inflazione ancora una volta a ragione delle regole dell’eurozona. Non possiamo liberarcene con una crescita vigorosa, perché il peso del fardello è uno degli elementi che ci frena. Non resta che sperare che al Fmi venga qualche buona idea.



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