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J’ACCUSE/ C’è un "complotto" europeo contro le banche italiane

Le nuove regole dell’autorità bancaria europea sulla capitalizzazione degli istituti di credito sono molto pericolose per le nostre banche. L’analisi di MICHELE ARNESE

Foto Ansa Foto Ansa

Non c’è fine ai rischi sul debito pubblico italiano. Ci mancava adesso anche il recente intervento dell’Eba, l’autorità bancaria europea. La decisione dell’Eba, che prevede per gli istituti europei di innalzare dal 7% al 9% il Core Tire 1, ossia l’indice che misura la solidità patrimoniale delle banche, cela un pericolo sui debiti pubblici dei paesi periferici. Le nuove regole contabili previste dall’autorità presieduta dall’italiano Andrea Enria stabiliscono di valutare con il mark-to-market i titoli del debito pubblico. In altri termini, si dovranno contabilizzare anche le minusvalenze potenziali dei titoli statali, ma in questo modo si assottiglia il patrimonio e così le banche sono costrette dall’Eba a ricapitalizzarsi. Un invito indiretto, dicono i banchieri italiani, a vendere le obbligazioni pubbliche che i nostri istituti di credito hanno in percentuale maggiore rispetto agli istituti francesi e tedeschi.

Non solo per questo i vertici dei nostri gruppi bancari hanno protestato negli scorsi giorni per la decisione dell’Eba. Con le nuove regole, gli istituti italiani saranno costretti a ricapitalizzarsi per 14,77 miliardi di euro, di cui la metà circa in capo alla sola Unicredit. “Sono Francia e Germania a scrivere le regole per le banche”, ha protestato negli scorsi giorni il presidente dell’Acri, Giuseppe Guzzetti, con inedita virulenza”. “Quelle nuove regole, indicate dall’Eba, sembrano fatte apposta per penalizzare le banche italiane, le quali non hanno avuto la responsabilità nei dissesti finanziari”.

“È vero che le banche italiane presentano un livello di patrimonializzazione inferiore a certi paesi, come ad esempio Gran Bretagna, Svizzera o stati del Nord Europa - ha notato l’amministratore delegato di Unicredit, Federico Ghizzoni -, ma questo è giustificato da un bilancio molto meno rischioso”. Le banche di Francia e Germania hanno potuto compensare le perdite sui titoli di stato periferici con le plusvalenze potenziali sui loro titoli nazionali, mentre le banche italiane sono esposte in misura massiccia al rischio Italia e hanno pochi bond esteri; una situazione opposta rispetto in particolare alle banche tedesche.

“Ma la cosa surreale è che a questo grave danno alle banche italiane e spagnole - ha scritto sabato 5 novembre Sergio Luciano su Italia Oggi - l’Eba ha aggiunto la beffa di non applicare lo stesso criterio di contabilizzazione con il mark to market agli investimenti fatti in titoli privati, i cosiddetti titoli level 3, tra i quali tanti titoli tossici come i subprime Usa. Come mai questa assurda differenza di trattamento? Perché il portafoglio delle grandi banche estere straniere, come Deutsche Bank, Bnp, Ing, Rbs e tutte le grandi angloamericane, è rimpinzato di questi titoli privati level 3, ad alto e concreto rischio di default”.


COMMENTI
07/11/2011 - domanda (anna findanno)

Mi scusi l'ignoranza Sig. Arnese. Ma non c'è un organo di controllo che impedisca questi autogoal? Che senso ha far parte dell'Europa se il rimanerci è così controproducente?