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RISPARMIO/ Il consulente: Btp e titoli stato, ecco cosa possono acquistare gli italiani

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In questo caso dipende dall’interesse dei risparmiatore stesso. È lui che deve scegliere, a seconda delle sue necessità e del suoi bisogni. Intanto deve imparare a difendere il suo capitale, per onorare almeno i soldi che ha risparmiato. Quindi deve partire da una considerazione di fondo: i titoli migliori sono quelli a rendimento basso e a breve termine. Poi dipende, ripeto, dalle sue necessità e dalle sue esigenze.

 

Proviamo a ipotizzare quello che si può definire un investimento interessante?

 

Ipotizziamolo pure. Immaginiamo un portafoglio di 60 o 70 titoli, con un 20% di obbligazioni di aziende, un altro 30% di imprese finanziarie (banche, assicurazioni per esempio), un 27% di titoli di Stato italiani e un 23% di titoli di Stati esteri, anche di quelli emergenti. Questo è un portafoglio equilibrato, abbastanza diversificato che, fissata a una scadenza a medio termine, ad esempio il 31 dicembre del 2015, rende un 5,5%. È un rendimento interessante in un portafoglio diversificato ed equilibrato.

 

Ci sono alcune emissioni di obbligazioni private che garantiscono di più?

 

Certo, ma bisogna avere molti quattrini. L’emissione di Unicredit in sterline rende l’11%, ma si parte da un investimento di 50.000 euro. Anche quella di Fiat finanziaria rende il 7%. Ma anche in questo caso le cifre di partenza da investire sono consistenti, riservate ad alcuni clienti e agli investitori istituzionali.

 

Quanto si paga in tasse e spese di commissione?

 

Nelle società di risparmio gestito, quel 5,5% che si guadagna già contempla la commissione che si è stipulata al momento del contratto. La tassazione stabilita per l’Italia è il 12,5% sulla plusvalenza. Poi è possibile che ci siano variazioni, perché ogni giorno ne inventano qualcuna. Comunque, in definitiva, quello che io consiglio ai risparmiatori è di non affidarsi alla cieca e soprattutto di diversificare con l’aiuto di
professionisti.

 

(Gianluigi Da Rold)

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