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FINANZA/ 1. Sapelli: così Francia e Germania si “mangiano” l’Italia

Pubblicazione:martedì 8 novembre 2011

Nicolas Sarkozy, Angela Merkel e Silvio Berlusconi (Foto Ansa) Nicolas Sarkozy, Angela Merkel e Silvio Berlusconi (Foto Ansa)

Diciamo che Rehn non spicca per perspicacia diplomatica. Anche l’uomo della strada sa che il contenuto di quella lettera è stato concordato con i vertici della Commissione europea. I contenuti possono apparire “vaghi”, ma questo è dovuto al fatto che è mancata la trasformazione di quegli impegni in un decreto legge.

 

Ha fatto invece molto discutere il ruolo che avrà il Fondo monetario internazionale nel verificare l’attuazione di questi impegni promessi all’Europa.

 

Mi pare evidente che l’Italia è sotto commissariamento sia della Commissione europea che del Fmi. Una situazione inevitabile che ha due ragioni: la degenerazione della vita governativa (lo scontro Berlusconi-Tremonti e la mancanza di decisioni rapide) e il fatto che il duopolio franco-tedesco si sta preparando a muoversi all’assalto di quello che è possibile conquistare. Così come negli anni ’90, mi pare che ci si stia preparando al grande saccheggio dei Lanzichenecchi. Solo che adesso ci sono meno cose da portare via.

 

Imprese e banche italiane sarebbero nel mirino?

 

Tutto ciò che è quotato in Borsa ora è più depredabile, perché i prezzi sono “di saldo”. Se poi andiamo a vedere i livelli di capitalizzazione che sono chiesti alle banche italiane ci accorgiamo che sono altissimi rispetto a quelli pretesi per quelle francesi e tedesche, anche se hanno in pancia asset tossici. Un segno evidente che la legge, anche per quel che riguarda i parametri europei, non è uguale per tutti. Dico questo senza alcun spirito nazionalistico. Non sono un difensore dell’italianità, salvo che nei settori strategici (energia, telecomunicazioni e armamenti). Penso, infatti, che uno Stato in mezzo al Mediterraneo, anche se fa parte della Nato, debba garantirsi un certo grado di autonomia decisionale.

 

A proposito di spirito nazionalistico, in questi giorni sulle pagine di alcuni quotidiani sono comparsi appelli agli italiani affinché acquistino titoli di stato del proprio Paese. Cosa ne pensa?

 

Mi sembra una cosa positiva. È chiaro che se, attraverso il risparmio delle famiglie italiane, noi riportassimo come un tempo i nostri titoli di stato dentro i confini, dato che ora sono per oltre il 40% in mani straniere, saremmo in una situazione di maggior sicurezza.

 

Analizzando la situazione, qualcuno sostiene che dopo la retromarcia della Grecia sul referendum, ora l’Italia sia rimasto l’unico bersaglio utile per chi vuole distruggere l’euro. È d’accordo?

 

No. Certamente, avremo degli attacchi speculativi, perché in Italia manca ancora la crescita economica. Ma il nostro Paese, dato i fondamentali che ha, non può essere considerato il “ventre molle” dell’Europa. Certo, ha un debito pubblico molto pesante, ma anche una ricchezza immensa.

 

C’è anche chi sostiene che il caso italiano possa rappresentare un “grimaldello” per cominciare a trasformare la Bce, rendendo le sue politiche più simili a quelle della Fed.


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COMMENTI
08/11/2011 - Parliamo di IRI? Di Riforme? Di suicidio? (Alberto Consorteria)

Le banche si son mangiate i nostri soldi. Oggi ci viene chiesto di rifinanziarle con immensi sacrifici e svendendoci. Per quanto mi riguarda, le banche francesi potrebbero anche fallire, vadano al macero le obbligazioni greche e con loro gli azzardi francotedeschi. Ma mi spiegate come tutto questo centri con il fallimento del nostro paese? La nostra giustizia non funziona, e chi è stato votato per sistemarla non lo ha fatto. Non esiste confronto politico: né primarie né preferenze: siamo un Paese sotto commissariamento già da anni. Non mi sento rappresentato da chi sta in Parlamento, può benissimo essere francese, e lo devo votare... Ma nessuno nel PDL vuole cambiare (mi son convinto ormai che quel "partito" è popolato da mezzi uomini, senza la schiena dritta). A Roma e in tutto il Sud (in tempi di austerithy, quanti nuovi assunti in Sicilia?) la politica continua a buttare via soldi in clientelarismo: perché nessuno a sx e a dx ha mai chiuso quei rubinetti di denaro? Non si investe sulle famiglie. Non si è investito nell'università (e se si tagliava nella pubblica amministrazione c'erano soldi per ricerca e famiglia). Non c'è libertà d'educazione. Vengano pure i francesi e i tedeschi a comprarci: i migliori ricercatori sono già emigrati all'estero, e non facendo figli la prossima generazione sul suolo italiano sarà nordafricana. Ovvio, buttando i soldi pubblici si posson fare i bagordi; non sventoliamo l'italianità, per favore, per proseguire questa dissennatezza.

 
08/11/2011 - domanda (francesco taddei)

potrebbe spiegarci meglio la visione dell'italia di Tobias Piller?

 
08/11/2011 - interesse nazionale (francesco taddei)

italianità nei settori strategici, aggiungendo porti, spiagge e beni culturali. concordare autonomia strategica nella nato e uno sguardo rivolto all'est europa. lavoriamo tutti (tutti!) a "testa bassa" per questi obiettivi e tra venti anni il direttorio europeo sarà a tre.