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FINANZA/ 2. Ecco il piano che spinge la Germania fuori dall’euro

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Angela Merkel (Foto Ansa)  Angela Merkel (Foto Ansa)

Ora, ammetto anch’io che appaia un controsenso, che la Germania rischia di pagare un conto altissimo per una scelta del genere - ben più salato della riunificazione - ma qualche elemento fa riflettere e non cestinare immediatamente la tesi della Malmgren come “fantasia”. Primo, la percentuale di tedeschi che vorrebbe la reintroduzione del marco varia dal 50% al 70%, dipende dai sondaggi: mai più bassa, comunque. Secondo, l’atteggiamento della Merkel di fronte al Bundestag mercoledì mattina prima di recarsi al vertice dell’Ue: «Non un euro tedesco in più, per aumentare la potenza di fuoco del fondo salva-stati. Il contributo di Berlino alla crisi è di 211 miliardi e questo rimane. Dove sta scritto che per cambiare i trattati europei servono 10 anni? Le regole vanno cambiate, con pesanti sanzioni per chi viola i patti di stabilità, che in futuro dovrà rispondere davanti alla Corte di giustizia europea. Una partecipazione della Bce al rafforzamento del fondo non è sul tavolo, e questo per la Germania è fuori questione. Basta con l’acquisto di bond sovrani da parte della Bce».

Terzo, una sorta di dna politico che secondo la Malmgren alla fine prevarrà: «Il contratto sociale tra i cittadini tedeschi e i loro leader preclude la monetizzazione del debito, data la loro storia. Non è un caso che la Germania abbia già cominciato a enfatizzare la necessità di un nuovo trattato Ue». Quarto, un sondaggio condotto dalla Frankfurter Allgemeine Zeitung svela che per il 71% dei tedeschi l’euro non ha futuro. Quinto, il vice-cancelliere tedesco, il liberale Phillip Roesler, in un discorso tenuto l’11 settembre scorso sottolineò come non ci sarebbe stato più nessun salvataggio e che qualsiasi politico avesse approvato il trasferimento anche di un solo euro tedesco a un’altra nazione non sarebbe sopravvissuto politicamente. Infine, l’ammissione consegnata all’edizione domenicale del quotidiano Die Welt: «Non esistono limiti di pensiero riguardo possibili scenari su come far terminare la crisi dell’euro». Sesto, pur ammettendo che abbandonando l’euro la Germania compirà una mossa radicale e pagherà un prezzo maggiore sull’export, la Malmgren è convinta che le industrie tedesche sono forti abbastanza da saper gestire l’aumento dei prezzi.

Inoltre, citando il report “Checking Out: Exits from Currency Unions” (pubblicato dalla Monetary Authority of Singapore), la Malmgren sottolinea come altre nazioni abbiano già lasciato unioni monetarie e, normalmente, queste sono più grandi, più ricche, più democratiche e con un’inflazione più alta dei partners che abbandonano. Per Malmgren, inoltre, «altre nazioni dell’eurozona sono destinate al default, fattispecie che causerà profondi cambiamenti nella società. È importante che si cominci a preparare l’opinione pubblica ad affrontare questa situazione».



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