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FINANZA/ 3. Quella moneta “a scadenza” che vale più dell’euro

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La soluzione keynesiana ha indubbiamente dei vantaggi: l’equilibrio di mercato assicura un’allocazione efficiente delle risorse e, soprattutto, tali equilibri possono essere modificati con il mutamento di un semplice numero, quel tasso di interesse nominale che le banche centrali alterano (quasi sempre) con agilità. Anche la lista degli svantaggi offre argomenti importanti e tra questi l’esilio della moneta nella teoria economica è senza dubbio di grande attualità. Ad accompagnare l’euro, infatti, ci sono diciotto banche centrali nazionali, mercati finanziari sofisticati, organi di vigilanza ipertrofici e debiti pubblici a cifre astronomiche.

Solo un piccolo dettaglio sembra essere stato trascurato: per come è stato disegnato, nel solco del pensiero keynesiano, l’euro è una moneta che può fare a meno di noi. Ed è per questo che iniziative monetarie locali riscuotono un tale successo. Chiunque si interessi all’attualità economica sa di cosa sto scrivendo: il debito greco è a quota 340 miliardi di euro, l’esposizione di Francia e Germania verso l’economia ellenica è rispettivamente di 57 e 34 miliardi di euro e il fondo per la stabilità punta a raccogliere fino a duemila miliardi di euro.

Poi apro il mio portafoglio e scovo 15 euro. A quel punto, mi dico, piuttosto di una moneta lontana anni luce, meglio una valuta che - per mia scelta - finanzi borse di studio locali. Non si tratta di smantellare la finanza mondiale, di indignarsi o assumere agli altari dell’economia Silvio Gessell per poi trascinare Keynes nella polvere come fosse un dittatore caduto in disgrazia. Ciò di cui abbiamo bisogno, come risparmiatori, contribuenti, lavoratori ed elettori dell’Unione Europea - e in definitiva come uomini - è che la persona torni al centro del sistema economico. In tutti quegli aspetti immediati come, ad esempio, il soldo che circola nel nostro sistema e dunque nelle nostre tasche. E col soldo, i profitti che maturano dal suo impiego oculato.

L’euro, insomma, deve diventare la moneta dei risparmiatori e dei consumatori, del prestito all’impresa e del sostegno al territorio - tra cui borse di studio e supporto all’educazione sono il miglior investimento di lungo periodo. Le monete locali e il loro crescente successo indicano che scelte coraggiose anche in materia fiscale sono possibili: tra queste, una tassazione delle transazioni finanziarie è l’obiettivo più ambizioso. Con un rischio e una raccomandazione.