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Economia e Finanza

FINANZA/ 3. Quella moneta “a scadenza” che vale più dell’euro

Sono diverse le esperienze sparse in Europa di monete locali che seguono un corso legato all’euro. JAMES CHARLES LIVERMORE ci spiega i loro vantaggi

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A fine settembre 2011, i comuni della Baviera che battono moneta propria sono arrivati a sessanta. Fenomeni simili - alcuni seri, altri folcloristici - si riscontrano in Italia (il “fiorito” di Filettino, provincia di Frosinone), in Belgio (il “ropi” emesso dal comune di Mons) e in Francia (l’“abeille” di Villeneuve-sur-Lot, il “sol-violette” di Tolosa, tra gli altri). Tutte le valute seguono un corso legato all’euro: un fiorito, ad esempio, vale 50 centesimi di euro ed è emesso a fronte di una pari disponibilità in valuta europea da parte del comune emittente. In alcuni casi, si tratta di monete emesse a scopo sociale: in ropi, ad esempio, sono pagati gli abitanti di Mons che dedicano tempo e capacità a una scuola locale. I commercianti che aderiscono all’iniziativa accettano pagamenti in ropi (1 euro=1 ropi) e possono a loro volta compiere acquisti in valuta presso la rete di negozi aderenti al progetto. In alternativa, chi riceve un pagamento in ropi può riconvertire la moneta in euro, ottenendo però il 95% del valore nominale (1 ropi=0,95 euro). Il restante 5% è donato a un fondo locale che finanzia borse di studio.

Ancor più interessante è il meccanismo che regola il “chiemgauer”, emesso presso il comune bavarese di Prien am Chiemsee: questa moneta ha una data di scadenza. In pratica, ogni banconota ha valore effettivo per soli tre mesi, allo scadere dei quali un 2% di commissione sul valore nominale è applicato per rinnovare di un altro trimestre la validità della moneta. Gli esperti di economia monetaria definiscono “demurrage” questa “tassazione sulla scadenza”. Si tratta di un meccanismo conosciuto da tempo, il cui massimo teorico fu Silvio Gessell, economista contemporaneo a Keynes.

Gli effetti di questo prelievo sono due: la massa circolante di moneta su base trimestrale è prevedibile e il possesso di denaro non permette rendite di posizione. Il meccanismo del demurrage è molto meno velleitario di quanto appaia a prima vista: con l’informatizzazione del sistema bancario, oggi una moneta “a scadenza” sarebbe gestibile anche su scala europea. Ma soprattutto, nel sistema keynesiano in cui viviamo, un meccanismo simile esiste già. È la tanto temuta inflazione, ovvero la perdita di potere d’acquisto. Per Keynes, però, è il mercato a regolare ogni aspetto della vita economica. Ed ecco che al posto di una tassa del 2%, nella finanza moderna l’inflazione è il risultato dell’incontro tra domanda e offerta di moneta.