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FINANZA/ 3. Quella moneta “a scadenza” che vale più dell’euro

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Il rischio è di finire in un cortocircuito tra burocrazia e speculazione, dove la prima rincorre una realtà troppo dinamica per essere regolata, mentre la seconda lucra copiosamente su ogni vuoto normativo. In questa situazione, che è poi l’ambiente finanziario in cui operiamo, il profitto crea inevitabilmente scandalo. E difatti Keynes chiede al mercato di verificarne l’efficienza, Marx e Gessel sognano di cancellarlo, il primo allocando ogni risorsa allo Stato, il secondo con un tasso di rendimento, che annullandosi ogni trimestre, diventa in definitiva pari a zero.

La raccomandazione. Portare le istanze di cambiamento (del tutto legittime) sulle piazze conduce immancabilmente alla ricerca di un capro espiatorio. Se i comuni o altre realtà “dal basso” sono in grado di produrre buone soluzioni, se una tassazione delle transazioni è praticabile, allora i luoghi dove farsi avanti esistono già e sono i parlamenti democraticamente eletti, l’Unione europea e nello specifico della finanza, il comitato di Basilea, le associazioni bancarie e la Bce. Solo su questa strada i miglioramenti potranno contribuire al bene comune, senza scorciatoie di sorta o inutili cacce agli untori. Insomma, anche i ricchi ridano.

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