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ALLARME SPREAD/ Marcegaglia: il Paese è nel baratro. Non meritiamo la fine delle Grecia

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E’ tardi, ormai, secondo il presidente degli industriali, Emma Marcegalia. Intervenendo ad un convegno su ricerca e innovazione tenutosi in Viale dell’Astronomia, ha parlato della situazione descrivendola con tinte fosche. Il riferimento, in particolare, è stato allo spread con i titoli tedeschi. Che, ancora una volta, ha raggiunto il record, sfiorando i 575 punti base, mentre il rendimento dei titoli italiani ha superato, per la prima volta dal 1997, la quota del 7 per cento. La soglia che, tradizionalmente, viene considerata il punto di non ritorno per il sistema italiano. Il punto oltre il quale non resta che attendere il collasso della capacità creditizia delle banche, dal momento che, dovendo emettere titoli altrettanto convenienti per esser competitive, si trovano nell’impossibilità di garantire il credito ai propri clienti. Contestualmente, Piazza Affari, dopo un’apertura in rialzo, ha perso il 4,5 per cento, trascinando con sé le principali borse europee. Wall Street, dal canto suo, non è rimasta a guardare, precipitando anch’essa di 2 punti. Secondo la leader di Confindustria, quindi, l’Italia è «nel baratro». Ha detto proprio così, rimarcando come, nonostante la promessa di Berlusconi di dimettersi una volta varato il maxiemendamento alla legge di stabilità contenente le indicazioni dell’Europa sulle riforma da attuare per dare garanzie circa la nostra capacità di solvenza, i mercati non abbiano dato segni di tregua. «Una situazione davvero drammatica. Non possiamo più nascondere la verità, se non si mette fine a questa situazione l’Italia non avrà più accesso ai mercati finanziari» ha aggiunto. Puntualizzando che non ci possiamo permettere di fare la fine della Grecia, ha esposto la sua personale ricetta per uscire dall’impasse. Che consiste, anzitutto, nel ridare credibilità al paese, e di farlo entro poche ore. Nell’arco di brevissimo tempo, corriamo, infatti, il rischio di non essere più in grado di finanziarci. La leader degli industriali ha rinfacciato, infine, al governo di non essersi mai degnato di prendere in considerazione le riforme che, nel corso degli anni, sono provenute dalle imprese del Paese.



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