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QUALCOSA DI SINISTRA/ Il rebus Finmeccanica tra tagli e rischio "svendita"

Pubblicazione:giovedì 1 dicembre 2011 - Ultimo aggiornamento:giovedì 1 dicembre 2011, 9.54

Foto Imagoeconomica Foto Imagoeconomica

Il discredito che ha dunque investito Guarguaglini e i suoi collaboratori più diretti, a prescindere dalla fondatezza delle accuse che solo l’evolversi della vicenda giudiziaria potrà eventuale comprovare, incrociato con la situazione di emergenza gestionale in cui versa il gruppo, avrebbe dovuto bastare da solo a indurre il manager a un passo indietro, perché ne depotenzia qualunque iniziativa e toglie credibilità alla sua pretesa di continuare a tracciare le strategie future del gruppo. Ma la sua ostinazione a resistere finora manifestata ha indotto i consiglieri a chiedere una riunione, convocata per oggi, con, all’ordine del giorno, il ritiro delle deleghe del Presidente e il loro trasferimento all’Amministratore delegato nominato nel maggio scorso, Giuseppe Orsi. Si vedrà se prevarrà il buon senso inducendo, prima, Guarguaglini a dimettersi o se il vecchio manager - ha 74 anni - insisterà a volersi far sfiduciare.

Quel che però sorprendentemente sta complicando il quadro è invece la polemica scoppiata sul piano strategico approvato un mese fa dal consiglio stesso, su proposta di Orsi e in assenza di Guarguaglini, per pilotare la Finmeccanica fuori dalle secche delle perdite e ritornare all’equilibrio economico prima e all’utile poi. Alcuni sindacati, che sono tutti, com’è giusto, in agitazione, e alcune forze politiche (che forse lo sono anch’esse, al rischio che la greppia chiuda!), spingono per una sorta di generale repulisti che a loro dire dovrebbe travolgere anche Orsi. Altre forze politiche sostengono invece che l’unico rimedio sia quello di privatizzare la Finmeccanica.

Siamo visibilmente alla follia. La Finmeccanica è un gruppo complesso e ramificato, difficilissimo da gestire, che vende alta tecnologia a livello mondiale, in buona parte dalla crucialità strategica, perché serve il settore degli armamenti. Quindi, gestire Finmeccanica, oltre alle ordinarie difficoltà di tipo industriale, richiede competenze e presenta problemi di tipo istituzionale e politico, perché molte vendite vanno negoziate con il governo italiano e con vari governi stranieri, tenendo anche conto delle compatibilità tra di essi; presenta problemi tecnologici e di ricerca, perché nell’elettronica avanzata la competizione è estrema; presenta problemi sociali e umanitari, perché la vendita di armi e relative componenti richiede una particolare attenzione al contesto. Insomma, è un rebus.

Lo stesso Orsi, che pure è manager in quel gruppo da 37 anni, ha competenze fortissime e indiscusse in uno dei settori migliori del gruppo, quello elicotteristico, ha avuto il suo bel da fare nel rinfrescare le proprie competenze ulteriori, pur se facilitato dal fatto che anche gli elicotteri sono un prodotto a metà tra l’uso civile e militare e quindi presentano le stesse problematiche commerciali e istituzionali degli altri armamenti. Infine, la Finmeccanica risente in modo acuto della bassa reputazione di tutto il “sistema Paese”, perché vende prodotti a lunga vita (si pensi agli aeroplani e ai treni) per i quali i clienti richiedono ai fornitori affidabilità e stabilità a lungo termine, ed essere italiani in questo momento, nel mondo, non aiuta in tal senso.


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COMMENTI
01/12/2011 - invertire questa immagine (francesco taddei)

come dice bene Sergio Luciano, più "Quello" resta, peggio è! andiamoci piano però con i discorsi dei liberisti senza patria su vendita, dismissioni, privatizzazioni,ecc.... aziende come questa servono per costruire una politica estera e una presenza nei mercati esteri, che oggi ancora abbiamo! sennò ci ridurremo a un villaggio vacanze.