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QUALCOSA DI SINISTRA/ Il rebus Finmeccanica tra tagli e rischio "svendita"

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Nel caso Finmeccanica sta andando in scena un’altra tipica tragedia degli equivoci all’italiana. La crisi del gruppo industriale controllato dallo Stato - il secondo manifatturiero d’Italia dopo la Fiat, con 71mila dipendenti e circa 16 miliardi di euro di fatturato - ha due nature che in realtà non c’entrano quasi nulla l’una con l’altra, ma convergono nel condurre entrambe alla conclusione che Pierfrancesco Guarguaglini, oggi Presidente con la delega sulle strategie, ma per nove anni (fino allo scorso maggio) anche Amministratore delegato del gruppo, e quindi padre-padrone, deve andarsene. Quali sono le due crisi e perché questa loro comune conclusione?

La prima, e più allarmante, è una crisi di andamento economico e prospettive gestionali, che condurrà quest’anno il colosso a perdere circa un miliardo di euro e impone una drastica ristrutturazione e un completo ripensamento strategico per far sì che questa perdita non si ripeta e che Finmeccanica ritorni a una gestione redditizia. La seconda è una crisi di reputazione e credibilità del vertice stesso, legata all’emergere di imprecise ma massive fughe di notizie circa una sequela di episodi di corruzione che si sarebbero verificati, secondo la Procura, soprattutto nei rapporti tra la Finmeccanica e l’Ente nazionale assistenza al volo (Enav) con il coinvolgimento diretto della consorte di Guarguaglini, Marina Grossi, Amministratore delegato della Selex, società interamente controllata da Finmeccanica.

La crisi di reputazione depotenzia la capacità gestionale del presidente e toglie credibilità alle strategie indicate dai capi a lui più vicini. Ha sorpreso tutti, inoltre, constatare come un’azienda importante quanto la Selex abbia potuto essere affidata alla moglie del leader del gruppo, con ciò precostituendo un fortissimo conflitto d’interessi: come avrebbe fatto Guarguaglini a licenziare la moglie se questa lo avesse meritato (e, secondo i magistrati, lo meritava eccome!) senza contemporaneamente rovinarsi la vita privata? Per quanto questo genere di incroci ai confini con la realtà si verifichino di frequente anche nel mondo delle imprese private e molto spesso non producano danni, rimangono sconsigliabili.

La crisi di reputazione è tale da aver indotto anche alcuni effetti grotteschi, come quello che ha suggerito al gruppo commerciale Selex, che controlla in Italia alcune migliaia di supermercati, di fare una pagina di pubblicità su alcuni giornali per rassicurare la clientela che loro non c’entrano con “quell’altra” Selex, come se la Signora Maria, che va a far la spesa la mattina, se ne potesse preoccupare...


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COMMENTI
01/12/2011 - invertire questa immagine (francesco taddei)

come dice bene Sergio Luciano, più "Quello" resta, peggio è! andiamoci piano però con i discorsi dei liberisti senza patria su vendita, dismissioni, privatizzazioni,ecc.... aziende come questa servono per costruire una politica estera e una presenza nei mercati esteri, che oggi ancora abbiamo! sennò ci ridurremo a un villaggio vacanze.