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SPILLO/ Quelle "vecchie regole" ad hoc per Fiat e Alenia

Lo spillo di oggi parla di Fiat, Termini Imerese. I 640 dipendenti potranno andare in pensione con le vecchie regole. Bene per i lavoratori, ma perchè Fiat è trattata come impresa di Stato?

Uno stabilimento Fiat (Foto: IMAGOECONOMICA) Uno stabilimento Fiat (Foto: IMAGOECONOMICA)

I 640 dipendenti Fiat in esubero dallo stabilimento Fiat di Termini Imerese, potranno andare in pensione «con le vecchie regole». Lo ha annunciato Pier Paolo Baretta, deputato del Pd e relatore parlamentare (assieme a Maurizio Leo del Pdl) della super-manovra appena varata dal governo Monti. Baretta - ex segretario confederale della Cisl - anticipa l’introduzione di un emendamento ad hoc per tutelare gli accordi di “mobilità incentivata” siglati dopo il 31 ottobre. L’ultima manovra varata dal governo Berlusconi, infatti fissava non solo un limite temporale ma anche un vincolo numerico (50mila addetti) per l’accesso ai benefici dello “scivolo”. Ne sarebbero quindi rimasti esclusi sia gli operai di Termini, “salvati” in extremis dal primo intervento del neo-ministro dello Sviluppo Corrado Passera, dopo una telefonata transatlantica con il Ceo di Fiat-Chrysler, Sergio Marchionne. «Serve una deroga: per loro e a anche per esempio per gli addetti Alenia interessati dalla ristrutturazione», ha detto Baretta. Tutto bene quel che finisce bene?
Tutto bene - nessuno si sogna neppure di pensare il contrario - per centinaia di operai capi-famiglia del Sud, che dopo una vita in catena di montaggio rischiavano un dura rottamazione. Ma tutto male quando i sussidi pubblici per la mobilità vanno subito, sempre e solo alla Fiat o all’industria di Stato (ma qual è, a conti fatti, la differenza tra il Lingotto e Finmeccanica?….). Tutto male se - esattamente come il credito bancario c’è subito, sempre e spesso solo per la Fiat – la piccola media impresa siciliana (o lombarda) all’altro lato della strada i sussidi alla mobilità lunga (cioè il “licenziamento ammortizzato) non ce l’ha mai. Tutto male se il Pd designa come relatore del decreto “salva Italia” un sindacalista “consociativo”, con le tasche sempre piene di “emendamenti” sempre un po’ clientelari (il lobbismo pericoloso non lo fa solo la Goldman Sachs). Tutto male, infine, se al tavolo della future privatizzazioni - perché il tavolo si sta per riaprire vent’anni dopo quello del “Britannia” - troveremo la famiglia Agnelli, che prevedibilmente annuncerà di voler “reinvestire sulla ripresa italiana” i suoi patrimoni intatti.

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COMMENTI
10/12/2011 - critiche di chi la sa lunga (francesco taddei)

la realpolitik prevale sul moralismo e l'affarismo dei potenti allunga le sue mani. vediamo come si svolge la partita, ma perfavore basta con le indignazioni di chi pensa di essere sempre in verità.

 
10/12/2011 - Critiche ingiuste (Giuseppe Crippa)

Non sono affatto un critico a prescindere di Gianni Credit, anzi apprezzo molte sue osservazioni ed il suo modo di presentarle, ma constato di trovarmi ancora una volta a dissentire. Capisco che in un momento come questo in cui si comincia davvero a fare qualche sacrificio si possa istintivamente far fatica ad accettare che qualcuno se la cavi “per il rotto della cuffia”, ma che da parte di un esponente di un settore da sempre iperprotetto dallo Stato in tutte le sue espressioni (protetto cioè il capitale, il management ed i lavoratori) quale il settore bancario, si levi una critica velenosa contro i risultati ottenuti da un modo di fare sindacato più costruttivo di quello della FIOM ed addirittura una critica preventiva contro eventuali investimenti in Italia di una holding di partecipazioni, Exor, che accanto alla famiglia Agnelli vede la presenza di numerosi risparmiatori italiani, non mi fa certo piacere. Detto questo, aspettiamo insieme dal governo Monti anche una risposta ai problemi della piccola e media impresa costretta a ridurre l'occupazione.