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PENSIONI/ Il ministro Fornero: "Saldi intoccabili, sciopero inevitabile"

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Elsa Fornero, foto ImagoEconomica  Elsa Fornero, foto ImagoEconomica

Il ministro del welfare, Elsa Fornero, ospite della trasmissione "In mezz'ora" di Lucia Annunziata, non lascia prospettive a quanti sperano in un ritocco della riforma previdenziale messa in atto dal governo Monti. Una riforma che ha sollevato il malcontento di gran parte degli italiani e delle forze politiche, giudicata non equa e che colpirebbe le classi sociali più deboli. Proprio per questo i sindacati unitari Cgil, Cisl e Uil hanno annunciato per domani 12 dicembre uno sciopero nazionale di tre ore, anche se stasera è previsto un incontro di emergenza con il premier Mario Monti nel tentativo di scongiurarlo. Parlando al programma televisivo, la Fornero a domanda precisa, cioè se fosse possibile ritoccare la riforma previdenziale, ha risposto con un "non lo so". Il problema, ha spiegato il ministro, è che i saldi devono restare. Il punto che più viene attaccato da quanti contestano la riforma delle pensioni, è il mancato adeguamento all'inflazione. A questo proposito, Elsa Fornero ha detto che se all'interno di questo punto "ci sono spazi per ampliare la platea di coloro che potranno avere una sorta di indennizzo per l'inflazione che ci sarà, oppure per rimodulare questa nuova imposta per la casa, saremmo felici". Resta il problema, ha detto, che bisognerà trovare allora un altro modo per recuperare quei soldi che tale mancato adeguamento permetterebbe al governo di incassare. Data la quasi totale impossibilità di mettere mano a questa richiesta, la Fornero dice che a questo punto immagina sia impossibile evitare lo sciopero proclamato domani. Il ministro ha infatti spiegato che parteciperà anche lei al previsto incontro di Monti con Cgil, Cisl e Uil, ma dalle sue parole sembra di capire che non ne uscirà un nulla di fatto. Nel corso del programma, poi, il ministro ha toccato un altro argomento, e cioè il caso Fiat. Il governo fa ogni sforzo, ha detto, affinché la Fiat rimanga italiana non per ciò che potrebbe avere che comunque con l'Europa non potrà più avere dello Stato, ma perché è in grado di vincere la competizione sui mercati internazionali e perché è produttiva.



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