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FINANZA/ 1. Pelanda: ecco perché l’Italia è ancora in pericolo

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Mario Monti (Foto Imagoeconomica)  Mario Monti (Foto Imagoeconomica)

Nell’eurosummit della scorsa settimana le nazioni dell’Ue, con l’eccezione del Regno Unito, hanno accettato di approvare entro breve (marzo) l’obbligo al pareggio di bilancio, con vincolo costituzionale o equivalente, e la sorveglianza esterna europea affinché sia rispettato. Sarà un vantaggio economico per l’Italia?

Tale scelta non è una novità, ma un perfezionamento restrittivo del modello europeo già esistente basato sulla disciplina di bilancio di ogni singola nazione per evitare la necessità di una Confederazione europea e il rischio che i soldi di uno Stato virtuoso siano utilizzati per finanziare uno che lo sia di meno, requisito da sempre imposto dalla Germania. E dalla Francia per il motivo opposto, cioè per non farsi limitare la sovranità di bilancio e così poter ricorrere al deficit senza punizioni contando sul suo ruolo privilegiato di co-leader europeo.

Ma Parigi ora sta perdendo credibilità sui mercati - con una tendenza simile o perfino peggiore di Roma - a causa dei suoi deficit e debito elevati e ha ceduto di più al criterio tedesco per farsi proteggere da questo. Vietare, anzi limitare entro lo 0,5% del Pil, il deficit annuo mette un freno alla crescita del debito. L’idea è che se gli eurodebiti, pur enormi e ai limiti della sostenibilità, compreso quello tedesco, non aumenteranno, allora il mercato dovrà riconoscere loro una maggiore affidabilità.

Nella situazione di emergenza attuale, in effetti, tale idea è un pezzo della soluzione. Ed è di massimo vantaggio contingente per l’Italia, che senza vincolo costituzionale al pareggio e senza una manovra che lo renda credibile il prima possibile (2013) sarebbe condannata certamente all’insolvenza per l’impossibilità di sostenere il premio di rischio richiesto dai compratori di titoli di debito nelle aste di rifinanziamento (per 290 miliardi nel 2012, oltre 300 nel 2013). Ma, detto questo, il mercato non si accontenterà certo del pareggio per ridare fiducia all’euro e all’Italia. Il rigore senza crescita, infatti, annulla il primo e riapre il rischio di insolvenza prospettica.

Per inciso, questo è il motivo per cui le agenzie di rating stanno valutando il declassamento di tutte le euronazioni e delle loro banche, aggravato dal fatto che in un 2012 recessivo si applichi una stretta pro-ciclica che ridurrà ancor di più la crescita. Per lo stesso motivo, il rischio Italia rimane elevato e quello della Francia cresce.



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COMMENTI
19/12/2011 - ciclo delgi investimenti (Business Books Lord)

Tecnicamente, all’interno del ciclo d’investimenti, siamo in un fase di contrazione economica. Quindi significa credit crunch. Ma in realta’ c’e’ abbondanza finanziaria nelle corporation e nei grossi fondi pensione. Quindi in questa fase di contrazione economica, sta spingendo a riversare private equity sul mercato dei capitali. In questo modo si “ritornera’ ” ad una situazione di equilibrio all’interno del ciclo degli investimenti, perche’ durante la contrazione economica, ancora in atto, si spazzano via le piccole imprese, inefficienti finanziariamente, e si lascia spazio a nuove iniziative imprenditoriali. Il sisitma finanziario e’ organizzato in modo ciclico, volutamente per controllare lo sviluppo economico e quindi sociale. Questa contrazione economica inoltre sta elimando la classe media. Perche’ altrimenti non riprende l'economia. Mettiamola cosi’, all’interno del ciclo degli investimenti, ci devono essere due classi nette: una povera ed una ricca. Questa assimetria di capitali crea la condizione per riavviare, lo sviluppo economico, e quindi la formazione di una nuova classe media. Ma creara’ nuovi sconti di classe, e quindi dara’ ossigeno alla nuova classe politica per invetarsi nuovi sistemi politici per per intercettare questo disagio sociale e raccogliere consenso.

 
12/12/2011 - la potenza di fuoco (Fabrizio Terruzzi)

la potenza di fuoco si nasconde, a mio giudizio, nella dichiarazione della BCE di mettere in campo anche risorse illimitate per sostenere la liquidità delle banche, dichiarazione che si tramuta nella possibilità da parte di quest'ultime di ricevere prestiti/anticipazioni fino a 36 mesi ad un tasso dell'1% prestando come garanzie collaterali anche i titoli del debito pubblico. Insomma io banca consegno dei titoli (che mi rendono l'8%) ricevendo denaro fresco all'1% che impiegherò comprando altri titoli di stato con resa all'8% che utilizzerò per ottenere altro contante per ripetere in teoria all'infinito l'operazione. Mi pare una pacchia, una cosa da fine del mondo, tale da rimediare anche i bilanci più traballanti delle banche e da sostenere corsi e aste dei titoli di stato senza problemi. O mi sbaglio?

 
12/12/2011 - debito e crescita (antonio petrina)

Dal binomio debito e crescita non si scappa anche con il bazooka di fuoco della Bce e quindi occorre studiare rimedi per fermare una volta per sempre il "conto del sarto" (favola di L Carrol "Sylvie e Bruno" cit. da Keines in Prospettive economiche dei nostri nipoti")