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RETROSCENA/ Tasse, Ici-Imu e Iva: ecco chi è la vera Musa di Monti

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Giulio Tremonti e Mario Monti (Foto Imagoeconomica)  Giulio Tremonti e Mario Monti (Foto Imagoeconomica)

Ma nessuno ha il diritto, come si lamentano gli economisti Francesco Giavazzi e Alberto Alesina su Il Corriere della Sera di ieri, di sorprendersi troppo per la direzione scelta dal Premier. Infatti, scorrendo gli editoriali del Corriere scritti dall’ex Presidente della Bocconi negli ultimi tre anni, si notano chiaramente gli apprezzamenti di Monti per la politica di finanza pubblica di Tremonti (apprezzamenti esplicitati anche in dichiarazioni a Bruxelles dell’attuale Premier), mentre le critiche sulla crescita erano indirizzate soprattutto al Cav. e allo scarso peso di ministeri come quello dello Sviluppo, ora affidato a Corrado Passera.

E proprio dagli editoriali di Monti si rintraccia un concetto caro a Tremonti: la vera frustata all’economia europea non la può schioccare l’Italia, ma deve imprimerla soprattutto la Germania, la sola che con un aumento della domanda può trascinare l’economia dell’Europa, e dell’Italia. Come dire: politiche sviluppiste, per di più in deficit, non solo sono inutili, ma anche deleterie. Nessuno stupore, quindi, se l’anno prossimo il governo stima per l’Italia una riduzione del Pil dello 0,5%.

Detto questo, è indubbio che qualche misura liberalizzatrice è presente nel decreto e che una radicale riforma strutturale come quella delle pensioni c’è. Su questi due aspetti la flemma, tendente all’indifferenza, di Tremonti era chiara. Forse dovuta più a non incrinare il rapporto privilegiato con la Lega e in particolare con il leader del Carroccio, Umberto Bossi, contrario a liberalizzazioni estese e a riforme incisive sulla previdenza. Ma di certo non possono essere considerate rivoluzionarie e foriere di sicura riuscita norme come le agevolazioni per gli aumenti di capitale, gli sgravi Irap per l’assunzione di donne e giovani. Se il fuoristrada europeo della crescita non riparte, non serve avere a disposizione più benzina.

Ma è sul fisco montiano che si rintracciano anche le idee tremontiane. Da oltre un decennio l’ex ministro consiglia uno spostamento della tassazione dai redditi e dal lavoro ai consumi e alla proprietà. L’incremento dei tributi sui beni, la lievitazione degli estimi catastali del 60% e la reintroduzione dell’Ici, oltre al probabile aumento dell’Iva, segnano un’attuazione delle idee del tributarista di Sondrio. D’altronde in molti nel Pdl ricordano che l’abolizione dell’Ici sulla prima casa fu più una bandiera del Cav. che una trovata tremontiana.


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COMMENTI
12/12/2011 - decreto o capacità? (francesco taddei)

sarà pur vero che lo sviluppo non si fa per decreto ma quando in germania hanno dato vita alla grande coalizione hanno approvato una serie di misure che FAVORIVANO l'aggregazione e lo sviluppo all'estero delle loro imprese (cioè hanno ascoltato le esigenze degli imprenditori e offerto il loro appoggio per creare canali di sviluppo, lungi da loro un dirigismo statalista ). magari c'è da chiedersi se esistano politici migliori di quelli finora nominati nelle liste dalle segreterie.