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RETROSCENA/ Tasse, Ici-Imu e Iva: ecco chi è la vera Musa di Monti

La manovra varata dal Governo guidato da Mario Monti, spiega MICHELE ARNESE, di fatto si muove sulla stessa linea delle idee più volte espresse da Giulio Tremonti

Giulio Tremonti e Mario Monti (Foto Imagoeconomica) Giulio Tremonti e Mario Monti (Foto Imagoeconomica)

ICI-IMU, IVA, TASSE: IL RETROSCENA. In questi giorni di sicuro Giulio Tremonti sta bofonchiando: dicevano che io ero l’ostacolo alla frustata pro crescita; dicevano che avessi la fissazione del rigore e del pareggio di bilancio; dicevano che avevo la mania dei tagli alla spesa e mi accusavano larvatamente di essere pronto ad aumentare le tasse; eppure il governo Monti… Saranno pure pensieri reconditi quelli dell’ex ministro dell’Economia, eppure ragionando freddamente non sono pensieri del tutto paradossali. Vediamo.

La frustata all’economia non doveva finalmente approvarla il premier Mario Monti che su Il Corriere della Sera per mesi l’ha invocata? Eppure tutti i principali commentatori dei quotidiani hanno notato: il decreto Monti?, troppo rigore e pochissimo sviluppo. I grandi numeri parlano chiaro, come ha certificato venerdì scorso il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco: la manovra Monti è composta per due terzi da nuove entrate e per un terzo da tagli alle uscite. Si poteva fare diversamente? No, dicono al Tesoro, proprio come lo dicevano anche durante il governo Berlusconi. D’altronde il viceministro dell’Economia, Vittorio Grilli, ex Direttore generale del Tesoro con Tremonti, ha detto senza perifrasi in un empito di verità: “Le cifre globali della manovra rispecchiano in toto le richieste della Commissione europea”. Come dire: abbiamo pochissimi margini di autonomia, Bruxelles detta legge. Prima lo lasciava intendere anche Tremonti, ma era accusato spesso di ottuso europeismo utile a un suo accreditamento internazionale.

Ma perché solo rigore e poca crescita? La risposta sta in un altro mantra criticato in passato dagli anti-tremontiani: la crescita non si può fare per decreto. La realtà è che, con un’economia europea asfittica e con i costi del debito pubblico in ascesa, la priorità resta sempre quella di mettere in sicurezza i conti pubblici: il rigore come premessa della futura crescita. Lo diceva Tremonti, lo dice con i fatti anche Monti. Il governo tecnico, in più, ha dovuto varare una manovra che avrà effetti recessivi da mezzo punto percentuale di Pil, come ha rilevato Bankitalia, come esempio di ritrovata credibilità europea e internazionale. Insomma, il duopolio Merkozy così ha dettato e noi, l’Italia, abbiamo eseguito.


COMMENTI
12/12/2011 - decreto o capacità? (francesco taddei)

sarà pur vero che lo sviluppo non si fa per decreto ma quando in germania hanno dato vita alla grande coalizione hanno approvato una serie di misure che FAVORIVANO l'aggregazione e lo sviluppo all'estero delle loro imprese (cioè hanno ascoltato le esigenze degli imprenditori e offerto il loro appoggio per creare canali di sviluppo, lungi da loro un dirigismo statalista ). magari c'è da chiedersi se esistano politici migliori di quelli finora nominati nelle liste dalle segreterie.