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Economia e Finanza

FINANZA/ 1. E se fosse una banca tedesca ad "affondare" l’Europa?

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Così parlò Mussari, ma a noi interessa la situazione reale del sistema bancario dell’eurozona, dove gli istituti hanno tagliato le loro detenzioni di debito sovrano Piigs di 65 miliardi di euro in soli nove mesi, vendendoli alla Bce (che acquista con soldi anche nostri) e a qualche hedge fund. Una mole che rappresenta il 13% di tutte le detenzioni bancarie e che porta l’esposizione totale verso Grecia, Irlanda, Italia, Portogallo e Spagna a 513 miliardi di euro. Questi dati li ha forniti proprio l’Eba giovedì scorso, contestualmente ai risultati dei nuovi stress tests e alle necessità di ricapitalizzazione. Ma questi dati rischiano di essere ottimistici. La sola Bnp Paribas, alla fine di settembre, aveva tagliato le sue detenzioni di debito Piigs di 7 miliardi, arrivando a quota 28,7 miliardi. Deutsche Bank, con i suoi 6 miliardi, ha tagliato la detenzione del 66%, arrivando a un totale di 3,2 miliardi di euro di esposizione al debito Piigs. Ma c’è dell’altro nel documento dell’Eba.

Delle 65 banche europee prese in esame, infatti, 55 hanno tagliato le loro esposizioni di debito Piigs ma, inaspettatamente, 10 le hanno incrementate. E chi sono questi “capitani coraggiosi”? A guidare la pattuglia è la spagnola Bankia, acquirente di un combinato da 4,9 miliardi di debito iberico e italiano, ma anche la big spagnola Bbva ha comprato oltre 1 miliardi di debito del suo Paese. Ma poi si scopre la cosa più originale e sconvolgente: a comprarsi 3,7 miliardi di debito italiano, spagnolo e portoghese è stata la Landesbank tedesca del Baden-Wurttemberg, la quale, insieme alle già citate e inguaiate WestLB e NordLB, è anche al top degli acquirenti di credit default swaps: di più, questi tre istituti, oltre all’austriaca Volksbank, sono i player maggiori nel mercato dei derivati di protezione rispetto alle loro basi di capitale. Insomma, si comportano come hedge funds (ma come, non erano gli inglesi brutti e cattivi, quelli che facevano queste cose?). Com’è o come non è, da quando l’Eba ha fatto capire che meno debito Piigs si ha in pancia, meno si viene penalizzati a livello di capitalizzazione, è partita la sell-off e la danza macabra degli spread.

Ora però questa dinamica potrebbe cambiare radicalmente, grazie anche alla decisione della Bce di estendere la durata dei suoi prestiti alle banche fino a 3 anni. O, almeno, questa è l’azzardata scommessa fatta da Merkel e Sarkozy a Bruxelles: insomma, Cip e Ciop pensano che saranno le banche a ricomprare debito Piigs per risolvere la situazione. Il Napoleone in sedicesimi lo ha detto chiaro e tondo venerdì, nonostante la stampa italiana abbia bellamente ignorato la notizia, concentrandosi sulla mancata stretta di mano con David Cameron: «Le banche italiane possono prendere a prestito denaro (dalla Bce) all’1%, mentre lo Stato italiano al 6-7%. Non ci vuole uno specialista in finanza per vedere che lo Stato italiano sarà in grado di chiedere alle banche di finanziare parte del debito governativo a un tasso più basso». Ma le banche accetteranno questo ruolo di arbitraggio tra i tassi della Bce e rendimenti delle obbligazioni? Io non ci credo e lascio questa speranza a Sarkozy.

Il perché è presto detto: a fronte di un credito interbancario completamente congelato, di necessità di rifinanziamento, di depositi overnight presso l’Eurotower a livello post-Lehman, le banche incasseranno e creeranno riserve. Tanto più che in uno studio recente Ubs stima che nei prossimi tre anni le banche dell’eurozona dovranno vendere assets per un ammontare compreso tra i 3,7 e 4,5 triliardi di euro. Anche perché quella dei prestiti della Bce per acquistare bonds sovrano non è una strategia sostenibile né per le banche, né per gli Stati stessi, poiché, tra l’altro, così facendo si rafforza il legame tra banche e Stati, la vera ragione della crisi, altro che le panzane fiscali di Schauble. Moltissimi analisti, infatti, hanno detto chiaramente che le autorità europee non hanno un potere di fuoco sufficiente ad affrontare i problemi delle banche: Barclays Capital ha calcolato che se anche i vari fondi di salvataggio europei arrivassero a raccogliere fino a 1 triliardo di euro, questa cifra sarebbe sufficiente solo a far fronte ai problemi sovrani italiani e spagnolo e delle loro banche. Inoltre, se questa logica Bce-banche-Stati può essere utile nel breve periodo (e io ne dubito), sul medio-lungo periodo renderebbe banche e Stati più vulnerabili a futuri shock.

Una speranza, a livello teorico, viene da un’altra decisione presa al summit della scorsa settimana, ovvero escludere in futuro i creditori privati dal coinvolgimento in salvataggi come accaduto per la Grecia (il famoso vaso di Pandora aperto a luglio da Merkel e Sarkozy che ha dato vita agli spread impazziti). Basterà togliere dal tavolo l’ipotesi di haircuts per riportare i soggetti finanziari sul mercato obbligazionario sovrano? Anche in questo caso, ne dubito. In compenso sono certo di una cosa: non rispondendo seriamente al vero tema in questione, ovvero quello bancario, il meeting europeo sta aprendo la strada a un crunch sul collaterale, questione di cui vi ho parlato venerdì nella rubrica dedicata al cosiddetto “shadow banking system” e alle re-hyphotecations. Entro poche settimane, infatti, una grossa banca francese potrebbe fallire: segnali giunti proprio venerdì in tal senso fanno venire i brividi.


COMMENTI
14/12/2011 - cinture (cris dalex)

Come sempre perfetta analisi di Bottarelli.Ho letto quasi in tempo reale le dichiarazioni di Gary Jenkins e di Jean-Michel Six e spero le abbiano lette anche Merkel e Sarkosy perchè dopo l'ultimo inconcludente vertice bisogna davvero allacciarsi le cinture di sicurezza!!! Mi piacerebbe sapere cosa pensa Bottarelli della caduta del prezzo dell'euro sul dollaro e se vede nella discesa sotto l' 1,30 un ulteriore segnale preoccupante per le agonizzanti ed illiquide banche europee. grazie

 
14/12/2011 - Allacciate le cinture (Vittorio Cionini)

Grazie del consiglio. Ma le cinture a cosa sono agganciate ? Vittorio Cionini