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FINANZA/ C’è un grafico che inchioda la Germania

Angela Merkel (Foto Ansa) Angela Merkel (Foto Ansa)

Ed è in buona compagnia: il Landesbank Baden-Wurttemberg, il Landesbank Sachsen, NORD/LB, WestLB, Deutsche Postbank e il Landesbank Hessen-Thueringhen hanno accumulato un rosso di altri 13 miliardi di euro (fonte Bloomberg). E guardando oltre al sistema bancario regionale (di proprietà pubblica), la situazione non migliora di certo: Commerzbank Bank, che a gennaio 2009 ha negoziato un prestito ponte con il governo tedesco per 18,2 miliardi di euro, nel periodo preso in esame dal Fmi (2007-2011) ha accumulato perdite per 12 miliardi di euro. Ciliegina sulla torta: a completare la lista di fattori che hanno incrementato il debito pubblico tedesco, figurano cinque punti percentuali di Pil spesi in stimoli fiscali. Ovvero, sostegno alla crescita economica attraverso la spesa pubblica.

Insomma, il governo di Berlino impone all’Europa la linea del rigore e si capisce perché: una volta spenti i riflettori sui summit di Bruxelles, dalle parti di Postdamer Platz si spende e si spande. Perché se lo possono permettere, si dirà. Forse, ma una cosa è certa: messi in dieta forzata i bilanci degli altri, stimolare l’economia a colpi di deficit è più facile e il conto si divide tra tutti i paesi dell’Unione.

Breve nota a margine: nello stesso periodo il governo italiano non ha ritenuto necessario spendere un solo euro per la crescita. Eccesso di zelo? Chi lo sa. Di sicuro, se il disavanzo italiano fosse aumentato per effetto di stimoli fiscali, da Bruxelles sarebbe arrivata una tirata di orecchi. A oggi, non mi risulta che la Commissione europea abbia tuonato sul peggioramento dei conti di Berlino: dal 2007 il bilancio tedesco è passato da un surplus dello 0,2% del Pil a un deficit del 4,3%. Una strategia che ha ripagato con un miglioramento del gettito di circa cinque punti percentuali (il quadrato blu del grafico). Nello stesso periodo, il disavanzo italiano si è assestato al 4%, in larga parte per effetto degli interessi passivi (e le variazioni di gettito sono appena percettibili).

Insomma, un piccolo grafico dall’apparenza innocua ha il potenziale per scatenare una rivoluzione copernicana: non è l’Europa a orbitare intorno a Berlino, ma Berlino a gravitare, con la propria sfera di interessi, intorno all’Unione. Proprio come un qualsiasi altro membro dell’Ue. Teniamolo a mente, soprattutto in tempi in cui Oltralpe va di moda salire in cattedra.

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COMMENTI
15/12/2011 - video Mario Mauro (francesco bona)

allego il video dell'intervento di Mario Mauro del 13/12 al parlamento Europeo sulla questione del direttorio franco-tedesco. Mi sembra molto utile e soprattutto interessante. http://www.facebook.com/l.php?u=http%3A%2F%2Fwww.youtube.com%2Fwatch%3Fv%3Dku3qmAZ6kWc%26feature%3Dyoutu.be&h=qAQHUwpyhAQGHqZqOVVFmvKlxf_D3xFrlQkm-_aJUM0Wsfw

 
14/12/2011 - europa uguale germania? (francesco taddei)

ma sta bene così a tutti? nessuno si azzarda a far notare che ci sono diversità di trattamenti? gli stati europei sono masochisti o hanno vantaggi a farsi governare dalla germania? qualcuno può rispondermi?

RISPOSTA:

Caro Francesco, Sulla via dell'integrazione l'Europa, come i lettori del Sussidiario sanno, ha commesso più di un errore. In questi ultimi mesi, il governo tedesco ha proposto e spesso imposto la propria linea. Chi accetta un compromesso da una posizione di svantaggio, spesso lo fa per incassare il supporto a un progetto nazionale, ben sapendo che ad ogni modo non esiste alternativa al percorso verso un'Europa comune. Di quale Europa si tratterà, dipende anche e soprattutto dal contributo che le persone come noi sapranno portare nei luoghi di lavoro, di studio e in tutte quelle occasioni che la vita di tutti i giorni ci offre. (J.C. Livermore)