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MANOVRA E FARMACIE/ L'esperto: stop alla liberalizzazione dei farmaci? Così non cresceremo mai

Pubblicazione:mercoledì 14 dicembre 2011

Stop alla liberalizzazione dei farmaci (Foto Ansa) Stop alla liberalizzazione dei farmaci (Foto Ansa)

LIBERALIZZAZIONI FARMACIE NELLA MANOVRA MONTI: IL PUNTO. «Per me una farmacia esiste quando c’è una persona laureata in farmacia che può dare informazioni al cliente, senza necessariamente la presenza di una insegna che indichi una vera e propria struttura, con tutte le autorizzazioni e vincoli del caso. Se una persona ha compiuto gli studi e se ha le competenze per svolgere l’attività di farmacista, credo che impedirgli di farlo non abbia molto senso. Capisco che è molto difficile liberalizzare in un colpo solo, però se andiamo avanti così la crescita ce la scordiamo». Insieme a Ugo Arrigo, professore di Finanza pubblica alla Bicocca di Milano, commentiamo l'ultima modifica introdotta in manovra, con cui il Governo ha dimezzato la stretta sulle farmacie, cambiando la lista dei farmaci che potremo acquistare anche nei supermercati. Il nuovo testo stabilisce infatti che supermercati e parafarmacie potranno vendere solo i farmaci di fascia C privi di ricetta medica e non anche le medicine di fascia C con ricetta, come nella prima versione. Adesso sarà il ministero della Salute a decidere entro quattro mesi l'elenco dei farmaci per i quali permane l'obbligo di ricetta medica e dei quali non è consentita la vendita nei nuovi esercizi, dopo aver sentito l’Agenzia italiana del farmaco.

Professore, come si spiega quest’ultima modifica introdotta in manovra?

Significa semplicemente che in Italia le liberalizzazioni sono molto difficili e che ogni volta che si prova a introdurle vengono puntualmente rarefatte da interventi in Parlamento. A forza di non liberalizzare i mercati, sono 15 anni che la nostra economia sta ferma, quindi qualcuno dovrebbe assumersi maggiori responsabilità.

Cosa intende?

Parafarmacie, farmacie e taxi non sono proprio gli aspetti di maggiore rilevanza ai fini della crescita economica, e lo Stato mettendoli all’interno della manovra, di fatto lasciava fuori quei segmenti in cui lui stesso è attore monopolista. Nei pareri antitrust formulati quasi due anni fa per quella che doveva essere la legge nuova di concorrenza, che poi non c’è mai stata, sono state messe dentro anche le farmacie e i taxi, ma gli aspetti primari erano le Poste, il trasporto ferroviario e il trasporto pubblico locale. Mi pare quindi che continuiamo a non liberalizzare e, come ho già spiegato, continueremo a non crescere. Non che liberalizzando taxi e farmacie l’Italia risolve tutti i suoi problemi, però potrebbe essere anche un segnale di cambiamento, di regole e di atteggiamento.

Cosa si aspetta quindi ora?

Credo che continui a prevalere la logica della difesa corporativa di interessi che non sono interessi deboli, e mi aspetto che il governo faccia da arbitro e che in alcuni casi intervenga a favore di uno dei giocatori in campo, naturalmente quello più debole, perché l’idea che scenda in campo per difendere la parte più forte mi sembra veramente eccessivo. Per fare un esempio riguardo alla categoria, dalle dichiarazioni dei redditi ufficiali degli italiani emerge che mediamente in Italia i farmacisti dichiarano circa il doppio dei medici: credo comunque che l’evasione sia molto bassa in entrambi i campi, perché il medico, essendo dipendente Asl, convenzionato col servizio sanitario, credo che debba dichiarare la maggioranza dei suoi guadagni, mentre penso che nelle farmacie non ci sia proprio evasione. Ma allora perché il farmacista dovrebbe guadagnare adesso il doppio del medico? Ha il doppio delle competenze, oppure ha studiato il doppio degli anni? Non mi pare, quindi questo è solamente il potere di mercato dei farmacisti.

Cosa pensa invece della serrata minacciata da Federfarma nei giorni scorsi, poi sospesa dopo la decisione del governo?


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COMMENTI
14/12/2011 - risposta al professore (antonio spirito)

scusi signor esperto ma non si è accorto che nel dare le risposte ha risposto indirettamente al quesito "liberalizzazione per farmacie"? mi spiego meglio, lei afferma che le farmacie svolgono un servizio pubblico...bene allora mi dice come può essere concepita una liberalizzazione per un servizio pubblico per il mercato dei farmaci che non è in espansione? Secondo me sarebbe assurdo. si vuole creare occupazione nel mondo farmaceutico? allora che si abbassi il quorum e si istituiscano concorsi per soli giovani, così chi apre una farmacia non la apre con il patema e la paura che "vada male", perchè un professionista non può chiudere per "fallimento", questo sarebbe il vero default dello stato!! questi scenari che si stanno delineando sono solo degli abbagli per i colleghi in parafarmacia ma il vero interesse è della GDO, infatti la gdo non risente affatto di nessuna concorrenza con le loro città commerciali..come si potrebbe competere con loro nel mercato dei farmaci? allora termino consigliando a tutti di approfondire questa materia a 360°, così addentrandoci meglio in questo mondo si capirebbe chi ha interessi e chi magari vuole salvarsi da un assedio contro il quale sarebbe impossibile resistere.