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FIAT/ Wood (Usa): ma quale "salvatore", Marchionne qui non se la passa bene

Pubblicazione:giovedì 15 dicembre 2011

Sergio Marchionne (Foto Ansa) Sergio Marchionne (Foto Ansa)

«La vera sfida di Sergio Marchionne negli Usa? Superare una persistente opinione negativa sull’affidabilità delle auto Fiat, che per gli americani sono sinonimo di veicoli che si guastano in continuazione». A sostenerlo è l’economista statunitense Dorman Wood, uno dei maggiori esperti finanziari Usa e presidente dell’agenzia Dorman Wood associates. Ilsussidiario.net lo ha intervistato sulla decisione della rivista “Time” di dedicare la copertina all’amministratore delegato della società torinese, definito in termini molto elogiativi “il salvatore dell’industria automobilistica”. Per Wood, «anche se Marchionne non ha ovviamente salvato l’intero settore automobilistico americano, è comunque innegabile che grazie a lui le migliaia di dipendenti Chrysler hanno mantenuto il loro posto di lavoro. E lo stesso vale anche per le numerose altre imprese che fanno parte dell’indotto della società di Detroit».

 

Il “Time” celebra Marchionne con una copertina definendolo “il salvatore dell’industria automobilistica”. È d’accordo con questa definizione?

 

Occorre vedere a quale industria automobilistica ci si riferisce: globale, statunitense o solo alla Chrysler? Se si tratta di quest’ultima, la scelta di Time magazine può essere corretta, ma se ci si riferisse all’intero settore, negli Stati Uniti o a livello globale, allora sarei personalmente in disaccordo con l’opinione del Time.

 

Che cosa sarebbe avvenuto all’industria automobilistica Usa, se la Fiat non avesse partecipato al salvataggio di Chrysler?

 

Se Fiat non avesse preso parte al salvataggio di Chrysler, probabilmente la società sarebbe languita in una situazione fallimentare per diversi anni. Come forse è noto, il processo di fallimento negli Stati Uniti può essere protratto per lungo tempo, a meno che possa essere rapidamente approvato un piano di riorganizzazione, sia da parte dei creditori che del tribunale. Tuttavia, anche dopo l’approvazione, non vi è alcuna garanzia sul successo dell’operazione. Se si guarda alla storia della stessa Chrysler, si nota che la società sfiorò la bancarotta nel 1980 e fu salvata da prestiti per 1,5 miliardi di dollari garantiti dal governo. Dopo questa immissione di denaro fresco la società chiuse diversi impianti, licenziando migliaia di dipendenti. Contemporaneamente venne lanciata una nuova linea di veicoli che ebbe molto successo sul mercato, generando profitti record nel 1984. Nel 1987, Chrysler acquistò American Motors Co., il produttore dei veicoli a marchio Jeep, che continua a essere una divisione di successo.

 

Perché quindi Chrysler si è ritrovata di nuovo sull’orlo del fallimento?


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