BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

FINANZA/ Bertone: due mosse contro la recessione, alla faccia dei tedeschi

Pubblicazione:venerdì 16 dicembre 2011

Foto Imagoeconomica Foto Imagoeconomica

Da mesi si va ripetendo che l’unica vera terapia per il malato Italia consiste nella crescita. E su questo c’è un consenso quasi unanime, compresi gli interventi del professor Mario Monti quando si limitava a scrivere articoli su Il Corriere della Sera, compito assai meno arduo che redigere articolati di una manovra difficile, amara e sicuramente impopolare. Purtroppo, i provvedimenti di politica interna e gli accordi internazionali propinati all’economia italiana vanno in una direzione diversa, anzi opposta. La pressione fiscale effettiva, ci informa il Centro Studi della Confindustria, salirà il prossimo anno al 54%, se si tiene conto della decadenza di alcune esenzioni e sgravi a favore del sistema produttivo.

A fronte di questa cura da cavalli, non stupisce che il Prodotto interno lordo, dopo uno striminzito +0,5% per il 2011, sia destinato a scendere l’anno prossimo: -1,6%, sempre secondo la Confindustria. Ma la stima di viale dell’Astronomia si basa sulla presunzione che nei mesi dell’anno prossimo si registri una prima inversione di tendenza, tutta da dimostrare. Nel frattempo, la caduta del Pil sarà senz’altro più marcata: almeno il 2% su base annua nella prima parte del 2012. L’effetto sull’occupazione sarà rilevante: 291 mila disoccupati in più. Ma a questo si deve aggiungere l’incremento, ove possibile, delle ore di cassa integrazione e il limbo in cui si troveranno i lavoratori che, prima della manovra, sembravano destinati ai prepensionamenti.

Facile prevedere che questo comporterà un calo della fiducia delle famiglie, dei consumi e degli investimenti. Molti imiteranno la strategia di Sergio Marchionne, che, nella previsione di un calo della domanda, si concentrerà soprattutto nella difesa del “profit trading” che, in parole povere, vuol dire meno acquisti, meno investimenti e un uso aggressivo delle risorse finanziarie (fatti pagare prima che puoi e paga il più tardi possibile).

Si può nutrire un qualche ottimismo in una situazione del genere? Almeno ci si può provare. Tanto per cominciare, perché non è affatto un male che lo Stato cancelli esenzioni e aiuti settoriali. All’origine dei nostri mali c’è una macchina pubblica costosa e inefficiente che non sa gestire, tra l’altro, i quattrini se non sulla base del criterio della pressione delle lobbies. Una maggior avarizia in merito non può che favorire un’allocazione più efficiente delle risorse. Certo, non è questa la panacea dei problemi italiani. Ma è importante invertire la rotta delle spese senza prestare orecchio ai pianti delle categorie o delle corporazioni piuttosto che delle amministrazioni pubbliche: l’Italia ha un numero spropositato di dipendenti pubblici (circa 3,2 milioni di occupati) il cui aumento di costo in questi anni ha sempre superato l’inflazione o la crescita del Pil. Se non si inverte questa rotta, non sarà possibile un’effettiva ripresa.


  PAG. SUCC. >

COMMENTI
16/12/2011 - la persona (francesco scifo)

Tutti questi bei ragionamenti che ci propinano economisti e giuristi, politici e giornalisti, parlano di cifre, tagli di personale pubblico, tasse, liberalizzazioni ecc. Ma tutti dimenticano che dietro ogni loro luminosa idea ci sono migliaia di persone in carne ed ossa che perdono il lavoro, che si vedono ridurre l'unica piccola pensione che hanno,che devono chiudere le loro attività autonome perchè non sono in grado di pagare nemmeno gli oneri previdenziali. Cari economisti, se volete gettare l'Italia nella povertà e nella disperazione state riuscendo nel vostro intento, poi però non trasecolate quando esplode il disagio sociale: se mancheranno i soldi per il pane la gente se lo prenderà con la forza. Quello che è successo nel 1943, dimostra che anche le mura dei palazzi del potere non garantiscono alcuna tranquillità a chi sta in cima alla piramide sociale in quei frangenti. Attenzione perchè ancora la popolazione non ha realizzato bene cosa gli state preparando, ma quando la gente lo capirà temo che non saranno bei momenti per nessuno di noi. Forse è meglio ripensare alla strategia, dato è meglio mantenere un certo debito pubblico, allocando meglio le risorse per favorire la produzione ed i consumi, piuttosto che autodistruggersi per eliminarlo, come mi pare che questa classe politica Kamikaze stia facendo. Tanti auguri, le persone sono la cosa più importante non i soldi, ricordatelo cari signori.

 
16/12/2011 - strategie di crescita (francesco taddei)

Bertone ha centrato il problema: le pmi devono fondersi per diventare più grandi e strutturarsi in modo da posizionarsi fortemente nei mercati esteri. io credo che la politica per favorire ciò debba lavorare a stretto contatto con gli imprenditori e che questo sia davvero il punto di non ritorno dell'industria italiana. o si cresce o si muore.