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LIBERALIZZAZIONI TAXI/ Il tassista: c'è un modo di farle bene, perchè non se ne parla?

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Innanzitutto, già oggi, grazie all’incertezza, non si vende nemmeno una licenza. In caso di liberalizzazione estrema, che permette in pratica a chiunque di diventare tassista, mi immagino comunque almeno tre anni di caos. Dopodiché un passo indietro rispetto alla deregolarizzazione selvaggia sarà inevitabile. Non mi chieda però a quel punto chi saranno i soggetti di questo lavoro e chi li regolerà. Non solo, quanti dei nuovi tassisti, dopo aver comprato la macchina e sostenuto tutte le spese per partire, si lamenterà giustamente del mancato profitto e del poco lavoro?

Mi conferma anche lei che comunque siete pronti a tutto per evitare questa ipotesi? Si dice che al di là del sindacato, basta un tam tam tra di voi per convergere in massa su Roma.

Mi lasci dire che mi colpisce sempre il rilievo straordinario che viene sempre dato a una categoria marginale come la nostra. Ad ogni modo, riguardo al passaparola c’è un fondo di verità. A volte basta un piccolo segnale per rischiare lo sciopero selvaggio. Anche questo comunque dovrebbe far riflettere. Io, ad esempio, sono più preoccupato per quei colleghi che, dopo aver ipotecato la casa per pagare una licenza che è ormai carta straccia, potrebbero cadere nella disperazione e fare pazzie.
Qualcuno lo vuole dire che la prima legge che ha dato giuridicità al nostro mestiere è del 1990, che ci ha inquadrato come artigiani. La gente comune lo sa che paghiamo le tasse sulla transizione della licenza, ma non ci viene riconosciuta come bene d’impresa? Ma, soprattutto, dov’era lo stato prima del ‘90?
 
C’è spazio anche per un po’ di autocritica?

Certo, a mio avviso manca ancora, purtroppo, una visione d’impresa nel senso più dignitoso del termine. Come ripeto spesso, siamo la più piccola impresa privata del più grande settore pubblico. Su questo siamo indietro e, forse, il sindacato, a partire da questa debolezza intellettuale, ha costruito delle rendite di posizione. Non siamo comunque la corporazione di cui si favoleggia. Sono infatti convinto che davanti a un’ipotesi di liberalizzazione virtuosa, fatta con onestà intellettuale e senza ideologia, tutti sarebbero favorevoli a rimettersi in gioco.

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COMMENTI
18/12/2011 - precisazione all'intervista con Ciro Pica (ciro pica)

all'affermazione "liberalizzazione virtuosa fatta con onestà intellettuale"vorrei dare la giusta chiave interpretativa. Si invocano le privatizzazioni dei servizi pubblici locali. 1 l'impresa taxi è appunto un'impresa privata e di solito in un mercato normale le aziende si vendono e si comprano ( se c'è chi la vuol vendere e chi vuol comprare ) e si deve essere sinceri ed onesti nel riconoscerlo. non si invoca l'esproprio della licenza per eliminare la concorrenza qualcosa nel mercato non và. 2 il numero dei taxi è legato ad un rapporto tra domanda ed offerta e la possibilità della seconda guida rende elastica l'offerta più che la domanda. 3 la tariffa è realizzata per dare una certezza del costo del servizio. pensare che ciascun cliente concordi una tariffa nella coda ad un aeroporto o qualsidove è irrealizzabile. 4 difficile fare impresa nell'ambito pubblico. I tassisti sono entrati in commissione viabilità solo grazie ad una timida applicazione del principio di sussidiarietà grazie al sindaco Moratti qualche anno fa. prima non potevamo nemmeno esprimere un parere su una svolta o un senso unico. 5 sono disponibile ad incontrare politici, economisti amministratori consumatori e discutere onestamente sulla realtà reale. i tassisti non hanno ancora capito fino in fondo la dignità che hanno fermandosi a ciò che il Potere ha fatto credere che sia un'elargizione benefica: Poter lavorare nell'ambito pubblico. GRAZIE E BUON LAVORO A TUTTI CIRO PICA

 
18/12/2011 - Basta licenze a vita! (Giuseppe Crippa)

Comprendo bene i timori del signor Pica, ma resto convinto che sia anacronistico e profondamente ingiusto che il permesso di esercitare una professione (la licenza) sia merce vendibile a piacimento. Come uscire da questa impasse? Magari con una “nazionalizzazione” di tutte le licenze con l'offerta da parte dello Stato (o delle Regioni o dei Comuni interessati) di un prezzo giusto – diverso ovviamente da città a città - e la contestuale riassegnazione in asta di un numero – adeguato alle necessità di ogni città - di licenze temporanee (5 anni per esempio) assolutamente non commerciabili... Mi sorprende negativamente che la CGIL, che dovrebbe tutelare il lavoro dipendente, si occupi anche di artigiani come sono i tassisti, ma mi fa piacere vedere che un sindacalista legga ed intervenga in modo costruttivo.

 
17/12/2011 - LIBERALIZZAZIONI E COSTI PER L'UTENZA (giovanni maggiolo)

Come sindacalista del settore per la CGIL, non voglio parlare solo dell'ingiusta sottrazione del valore dell'acquisto della licenza (acquisto legale e su cui ci si paga le tasse), ma sui danni che potrebbero derivare per l'utenza. Già in altri paesi si è tentata la liberalizzazione del servizio, ma questi tentativi sono finiti e dove lo si è fatto si studia come rimediare alla riforma attuata. Non a caso, quando vengono citate città dove il taxi costa poco (New York, Barcellona), queste sono città che non hanno liberalizzato, anzi paradossalmente sono proprio le città dove le licenze costano di più. Nei paesi come Svizzera, Olanda Svezia che hanno attuato forme anche differenti di liberalizzazione, le tariffe sono molto più alte. Questi sono dati confrontabili. pensiamo che solo partendo dallo studio della realtà, senza posizioni preconcette, si possa arrivare ad una soluzione di questo dibattito che sembra quasi creato ad arte per nascondere i veri problemi di questo paese. Giovanni Maggiolo UNICA FILT CGIL