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SCENARIO/ 1. Pelanda: così la Germania manda in recessione l'Italia

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Angela Merkel (Foto Ansa)  Angela Merkel (Foto Ansa)

La Germania, nel 2009, si è data l’obbligo costituzionale di ottenere il pareggio di bilancio federale entro il 2016 e quello dei bilanci locali entro il 2020. La Francia, non è ben chiaro, più in là. Non capisco perché l’Italia debba ottenere il pareggio entro il 2013, rischiando un impoverimento strutturale per applicazione del rigore in modi troppo accelerati che non permettono di trovare bilanciamento grazie a più crescita del Pil. Perché l’Italia non può fare come la Germania, cioè darsi un tempo di riordinamento meno autodistruttivo e arrivare al pareggio entro il 2016?

La risposta comune a questa domanda è che a causa dell’enorme debito il mercato finanziario internazionale - che compra i nostri titoli nelle aste di rifinanziamento (nel 2012 saranno quasi 300 miliardi e nel 2013 di più) - vuole vedere subito che l’Italia non aumenterà il proprio debito, rendendo così più credibile che riuscirà a sostenerlo. Ma il mercato, in realtà, sta chiedendo all’Italia ben altra cosa: una formula di rigore compatibile con la crescita dove il primo non deve assolutamente compromettere la seconda.

Vuol dire, semplificando: cari italiani, è irrilevante che raggiungiate il pareggio di bilancio nel 2014 o 2018, ciò che importa è che sia credibile la traiettoria verso l’obiettivo e che l’Italia si metta, il prima possibile, in una prospettiva di crescita di almeno il 2% del Pil annuo, medio, nel futuro. Infatti, il mercato, da qualche settimana, resta scettico sui titoli di debito italiani non perché ci sia un difetto di rigore - il governo Monti è riuscito a ridare credibilità all’Italia su questo punto -, ma perché teme che il troppo, e troppo accelerato, rigore porti a una depressione che poi costringa a finanziare il pareggio con più tasse e così avviare una spirale di collasso dell’economia con l’esito finale dell’insolvenza. Infatti, continua a richiedere un premio di rischio elevato per comprare titoli nonostante l’estremo rigore, ma senza ancora misure di stimolazione della crescita. Inoltre, il mercato valuta con orrore la bozza di trattato europeo di “unione fiscale” che impone una gabbia restrittiva alle nazioni senza bilanciamenti favorevoli alla crescita.



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COMMENTI
19/12/2011 - Recessione (Rolando Badetti)

Che (Dio) Monti, l'ascolti professore!

 
19/12/2011 - rigore e crescita (antonio petrina)

dal binomio rigore e crescita non si scappa ed il debito è un mezzo non un fine ! Il metodo comunitario UE ( 26 dei 27 ) rilanciato oltre il direttorio franco/tedesco.I "compiti per casa" di Monti sono appena cominciati!