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Economia e Finanza

FINANZA/ 1. Le banche zombie tornano a minacciare l’Europa

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Inoltre, al netto di questa dipendenza totale dall’Eurotower e dal sempre maggiore carico di debito, chi presterà soldi alle banche un domani sul libero mercato? Chi comprerà le azioni di quegli istituti, sapendo a quale azzardo stanno dando vita e quanta carta straccia stanno acquistando? Non è un caso che Goldman Sachs, la scorsa settimana, abbia promosso a “buy” tutti i titoli bancari che ha in portafoglio: per disfarsene vendendoli a qualche allocco! Al netto della rete della Bce, stiamo ricalcando perfettamente le gesta di Mf Global! Anche nel suo epilogo, purtroppo. Ma se da un lato alcuni grandi soggetti finanziari come Morgan Stanley emettono report urgenti invitando i clienti ad acquistare debito italiano e spagnolo, visto l’aiutino della Bce rispetto alle necessità di finanziamento nel 2012 (casualmente Morgan Stanley lancia questa offerta da “venghino, signore venghino” subito prima della chiusura del suo anno fiscale e non subito dopo la comunicazione della Bce, insomma vuole vendere un po’ di carta in fretta), la gran parte degli istituti ha già snobbato le pressioni politiche affinché utilizzino i soldi a costo zero della Bce per comprare bonds sovrani. Con i governi dell’eurozona che solo a gennaio dovranno vendere quasi 80 miliardi di nuovo debito e con il rischio rendimento sempre in agguato (vedi l’andamento dello spread Btp-Bund di ieri), le banche - scottate dal caso greco e pressate dagli azionisti - faranno ben altro: tagli agli assets, deleveraging e cassa.

D’altronde, dal loro punto di vista è anche accettabile: quando hai gli investitori che ti massacrano ogni giorno per sapere cosa hai nei bilanci (meno pressante appare l’Eba sul livello 3, in compenso) e i dirigenti premono per ridurre le esposizioni, nessuno si sta troppo a concentrare sull’economicità delle scelte, ma certamente non va ad ammassare nuova carta a quella che già intasa i libri. Non lo dice il sottoscritto, lo ha detto limpido come un cielo sempre blu (il mio omaggio ai quarant’anni di “Arancia meccanica”) l’amministratore delegato di Unicredit, Federico Ghizzoni, secondo cui utilizzare i soldi della Bce per comprare debito governativo “non sarebbe logico”. E detto dal numero uno della banca leader tra i compratori di debito italiano, almeno 50 i miliardi di titoli nei bilanci, dà la misura di quanto stia accadendo e della scommessa ormai persa da Mario Draghi. Però il programma Ltro è in funzione, quindi a cosa servirà, oltre che a metterci definitivamente su un binario in stile Mf Global? Ma a coprire le necessità di rifinanziamento delle stesse banche per il 2012, semplice! Alla faccia di Sarkozy e della sua previsione-minaccia: «Ogni Stato potrà rivolgersi alle proprie banche, le quali avranno liquidità a loro disposizione». Sì, a loro. Non a tua, caro Sarko, per fargli comprare Oat decennali.

Lo ha confermato ieri un suo connazionale, il governatore della Banca di Francia, Christian Noyer, secondo il quale «la Bce intende intervenire per favorire la liquidità bancaria e la stabilità dei prezzi, ma gli acquisti di bond governativi restano molto al di sotto delle necessità». La sola Italia dovrà vendere circa 50 miliardi di nuovo debito nel primo trimestre del 2012, la Spagna 21: solo che Madrid non ha scadenze di riscatto come quelle che toccheranno al Tesoro, visto che il 1 febbraio andranno a maturazione 16 miliardi di euro di debito italiano e il 1 marzo altri 16. E attenzione, certe scelte e certi errori si pagano. Ne sa qualcosa il Belgio, a cui Moody’s ha tagliato il rating sul debito di 2 notches per il salvataggio di Dexia con soldi pubblici presi a prestito, dopo che Dexia aveva preso soldi a sua volta dalla Bce per comprare bonds belgi.

La Francia è la prossima della lista, questa settimana o a inizio gennaio, lo conferma la guerra senza precedenti tra Parigi e Londra, con il governatore della Banca centrale, Christian Noyer, che avverte irritualmente mercati e agenzie di rating che se qualcuno deve perdere la tripla A questa è la Gran Bretagna. Una cosa è certa, le banche britanniche hanno tagliato di 19 miliardi di sterline l’esposizione alla Francia nel terzo trimestre, arrivando a 178 miliardi mentre le detenzioni di debito italiano e spagnolo sono scese rispettivamente di 8 e 5 miliardi. Lo ha confermato giovedì scorso la Bank of England. E dove investono quei soldi? In assets del nord Europa e Usa. L’esposizione alla Germania è cresciuta di 26 miliardi, all’Olanda di 13,6 miliardi mentre quella agli Usa di 6,2 miliardi.


COMMENTI
21/12/2011 - la finanza aiuta l'economia reale e non (antonio petrina)

Credo che dagli approfondimenti di Arnese e di Bottarelli il quadro finanziario sia nostrano ( manovra monti pro banche) e quello internazionale si chiarisca: la crisi di liquidità implica, come giustamente afferma bottarelli, quello di solvibilità dei paesi e dei suoi istituti di credito ove la crescita reale e non quella dei cds riparte (investimenti e bilancia commerciale): per il debito pregresso ci vuole tempo e se la Bce aiuta nel suo ruolo propositivo anche con il fondo salva stati si farà allora qualcosa di positivo.