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FINANZA/ 1. Le banche zombie tornano a minacciare l’Europa

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Insomma, i Piigs dovranno presto trovare posto per una F nel loro sgradevole acronimo. Questo a dimostrazione che la scelta della Bce non ha affatto sparato il proverbiale colpo di bazooka sul mercato del finanziamento, le cui condizioni nell’eurozona continuano a deteriorare. Questo nonostante l’Eurotower accetti ormai come collaterale anche la carta da parati e i biglietti del tram usati: non a caso, gli analisti hanno già ribattezzato questa condizioni di dipendenza delle banche dall’Eurotower, “zombieville”, la città delle “zombie banks”. Le quali, d’altronde, sono passate da una dipendenza all’altra, come un drogato che smette di farsi ma si trasforma in alcolizzato.

Prima, infatti, era lo “shadow banking system” di cui abbiamo parlato la scorsa settimana a fornire liquidità sintetica alle banche, peccato che il deterioramento delle condizioni finanziarie nell’eurozona abbia fatto grippare questo volano del denaro facile, costringendo lo scorso 30 novembre le principali banche centrali a intervenire per fornire liquidità in dollari alle banche e mettere in sicurezza la bomba senza spoletta del sistema ombra e della corsa al collaterale che non c’è più. Detto fatto, le banche europee hanno subito preso in prestito 50 miliardi di dollari a costo zero dalla Fed, innescando una corsa al biglietto verde e creando le condizioni per qualcosa di più: ovvero, un salvataggio di una o più banche da parte della Federal Reserve. O, forse, è già successo: nelle sale trading, infatti, non si esclude che una o più banche dell’eurozona siano già state salvate, esattamente martedì scorso, il 13 dicembre. Due gli indizi su cui si basa questa vulgata.

Primo, nella settimana terminata il 13 dicembre una o più banche, certamente europee, hanno preso in prestito 2,5 miliardi di dollari dalla Primary Credit Discount Window della Fed, ovvero lo strumento di finanziamento a breve termine destinato alle istituzioni finanziarie più sicure (lo so, veniva da ridere anche a me mentre lo scrivevo). Secondo, nella settimana terminata il 14 dicembre, sempre la Fed ha dato vita a un settlement di metà mese da 31 miliardi di dollari attraverso l’acquisto di Mbc, ovvero mortgage-backed-securities (vedi glossario), una transazione che permette a un Primary Dealer di arrivare alla fonte della cosiddetta liquidità critica, basata su un’autorizzazione di buyback da 30 miliardi di dollari garantita per il periodo che comincia il 13 dicembre. Non si sa se questa operazione sia stata compiuta martedì o mercoledì e se questa possa essere stata una transazione ritardata per acquisti precedenti, ma sappiamo che il 13 dicembre appare la data probabile del primo salvataggio diretto da parte della Fed, visto che era il primo giorno in cui era permesso un acquisto di mortgage-backed-securities e l’ultimo in cui è stato possibile un grosso prestito attraverso la Discount Window.

Guardate l’andamento dei mercati tra il 13 e il 14 dicembre scorsi, soprattutto il crollo occorso martedì scorso attorno alle 14 ora di New York e qualche dubbio potrebbe cogliere anche voi... Ieri, per la prima volta, Mario Draghi ha rotto un tabù e parlato dei costi potenziali derivanti da un eventuale collasso dell’eurozona: fino a dieci giorni fa, l’ipotesi veniva sdegnatamente posta fuori da ogni possibile agenda di lavoro. Forse ha capito anche lui che la sua brillante intuizione, il suo bazooka, si è già trasformato in petardo.

 

P.S. Et voilà: CRISI: SPAGNA; BOOM DOMANDA TITOLI IN ASTA E CROLLO TASSI (ANSA) - ROMA, 20 DIC - Boom di domanda e rendimenti in netto calo nell'asta di titoli spagnoli in programma oggi. Madrid ha collocato 5,64 miliardi di bond a tre e a sei mesi contro un target di 4,5 miliardi. Il rendimento medio sui titoli a tre mesi è crollato all'1,735% dal 5,110% dell'asta di novembre e la domanda è stata pari a 2,86 volte l'importo offerto rispetto a 2,85.  Il tasso dei bond a sei mesi è sceso al 2,435% dal 5,227%, mentre la domanda è stata pari a 4,06 volte l'offerta, in questo caso in calo da 4,92 dell'ultima asta. (ANSA).



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COMMENTI
21/12/2011 - la finanza aiuta l'economia reale e non (antonio petrina)

Credo che dagli approfondimenti di Arnese e di Bottarelli il quadro finanziario sia nostrano ( manovra monti pro banche) e quello internazionale si chiarisca: la crisi di liquidità implica, come giustamente afferma bottarelli, quello di solvibilità dei paesi e dei suoi istituti di credito ove la crescita reale e non quella dei cds riparte (investimenti e bilancia commerciale): per il debito pregresso ci vuole tempo e se la Bce aiuta nel suo ruolo propositivo anche con il fondo salva stati si farà allora qualcosa di positivo.