BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

FINANZA/ 2. Cina-Usa-Ue: ecco la guerra che ci ha spinto nel baratro

Pubblicazione:

Foto Fotolia  Foto Fotolia

Il secondo problema è che anche il dragone punta gli occhi sul settore energetico. Dal ‘98 al 2005 gli scambi commerciali tra Cina e continente africano passano da cinque a quaranta miliardi di dollari e in pochi anni le importazioni dall’Africa arrivano a coprire un quarto del fabbisogno petrolifero cinese. In particolare, l’Economist stima che la Cina abbia impiegato nell’africa subsahariana circa il 14% dei propri investimenti all’estero (più di quanto investito in Europa). Secondo fonti ufficiali di Pechino, in portafoglio ci sono principalmente pozzi petroliferi e infrastrutture (oleodotti, strade, ferrovie e porti). Tra i pozzi vale la pena ricordare lo sfruttamento di due importanti siti sul delta del Niger (Nigeria), tre impianti in Gabon e i quindici miliardi di dollari investiti in Sudan in cambio del 60% del greggio estratto in loco. Nel 2001 gli impegni internazionali sono premiati: l’11 dicembre la Cina è ammessa nel WTO, l’Organizzazione Mondiale del Commercio.

La risposta all’intraprendenza di Europa e Cina non si fa attendere: a cavallo del 2000 la Federal Reserve abbassa il tasso d’interesse per undici volte consecutive, passando dal 6,5% all’1,75%. Alla continua ricerca di rendimenti, Wall Street inaugura una nuova stagione di finanza iper-sofisticata; prendendo in considerazione i soli, famigerati, subprimes, dal 2002 al 2006 sulla piazza finanziaria americana sono emessi titoli ad alto rischio per un importo pari a 600 miliardi di dollari. Allargando il perimetro, il volume di derivati emessi dal 2001 al 2006 passa da 100mila a 400mila miliardi di dollari.

Nel 2003 Alan Greenspan, presidente della Fed, decide un ulteriore taglio dei tassi, raschiando il minimo storico dell’1%. Non tutti condividono questa strategia “rischia-tutto”: dal 2002 nel board della Fed siede l’ex capo dipartimento di economia politica presso l’università di Princeton. Il suo nome è Ben Bernanke e, come vedremo nella prossima puntata, la storia ha in serbo per lui (e per tutti noi) più di una sorpresa.

 

(1 - continua)



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.  


COMMENTI
20/12/2011 - Finalmente (Alberto Consorteria)

Finalmente qualcuno che mette in fila alcuni dati. Attendo le puntate successive, ma già avrei due domande: come in una guerra continuare a fidarsi di arbitri "indipendenti" che siedono nella east coast, e come mai l'asse franco tedesco non vuole una BCE più forte.