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Economia e Finanza

SCENARIO/ Governo Monti? Una "cambiale" che scade a marzo...

La manovra Monti, afferma FRANCESCO FORTE, ha messo in sicurezza i conti pubblici ma pesando troppo sul ceto medio italiano. Ora ci si deve aspettare qualche cosa per lo sviluppo

Foto: ImagoeconomicaFoto: Imagoeconomica

Con la solita franchezza che lo contraddistingue, Francesco Forte, ha paragonato, in un suo recente articolo, il governo di Mario Monti a quello del generale Pietro Badoglio dopo il 25 luglio 1943. L'ex ministro delle Finanze, Franceso Forte, già consigliere finanziario di Bettino Craxi, sa di avere lanciato una provocazione e sa che questo paragone dispiacerà a Monti. Ma Forte non giudica tanto le persone, ma il criterio, il modo con cui si è arrivati a questa soluzione di governo tecnico o di unità nazionale, in due periodi storici molto differenti. Spiega Francesco Forte: “La maggiore somiglianza di questo governo con uno del passato è, mutatis mutandis, con quello di Pietro Badoglio, dopo il 25 luglio 1943. Anche esso creato dall'alto, allora dal Re, come ora quello Monti creato dal Presidente della Repubblica, con molti amministrativi di lungo corso, con la ricetta dell'aurea mediocritas, attorno a un nucleo di militari, non di professori, come adesso, perché allora c'era la guerra delle armi non quella finanziaria dello spread. Le analogie cominciano dal leader, il demiurgo”.

Paragoni a parte, professor Forte, la manovra viene varata, ma tutti parlano di un pezzo che manca, quello relativo alla crescita e allo sviluppo. Che ne pensa al proposito ? Ci sono discussioni e prese di posizioni polemiche, come l'appunto dell'ex ministro Giulio Tremonti e la replica dell'attuale ministro Corrado Passera.

C'è indubbiamente da risolvere il problema della flessibilità del lavoro. E poi c'è il problema dello sviluppo e della crescita, che si possono anche ottenere, o meglio si possono creare le condizioni per mettere in moto con risorse anche relativamente modeste. Se si va a vedere il “pacchetto” dell'ex ministro Paolo Romani ci sono 7 miliardi da stanziare in tre anni, facendo un uso appropriato della leva. Su quel punto c'è stato il divieto di Tremonti, ma non si capisce perché questo governo non ci pensi. Qui non c'è nulla da inventare. Al momento ci sono stanziamenti alle imprese, per condizioni particolari, che non è certo che possano realizzarsi.

Ma lei pensa che questo Governo farà, oppure sarà in grado di arrivare a una seconda manovra specificamente per la crescita e lo sviluppo ?

Questo non lo so, non sono in grado di dirlo o di prevederlo. C'era la questione della “banca larga”, ma mi sembra che Telecom abbia progetti più limitati e non so che cosa abbia in testa il Governo.

Ragion per cui questa manovra può essere considerata solo una sorta di “tampone” ?


COMMENTI
23/12/2011 - La crescita passa per la competitività (Moeller Martin)

Sappiamo tutti che non cresciamo ma poi neghiamo l'evidenza per non prendere le decisioni scomode: manchiamo di competitività. Il problema è che il cuore della nostra mancata competitività è l'impossibilità di licenziare i fannulloni. Gli Italiani non sono peggio di altri, francesi e tedeschi compresi, ma quelli, quando non lavorano, vengono buttati fuori. I nostri no, e ne consegue un gioioso clima di lassismo. Del resto non può che essere così. Per un giorno sembrava che questo governo avesse la possibilità per fare queste benettte riforme del mercato del lavoro, poi è sceso il sipario! E noi continuiamo ad affondare.