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FINANZA/ 2. Così anche la Bce rischia di fare crac

Pubblicazione:giovedì 22 dicembre 2011

Foto Ansa Foto Ansa

D’altronde, l’euforia immotivata della giornata borsistica di martedì doveva farci capire come sarebbe andata la giornata di ieri. Al netto del dato Ifo tedesco, quello che misura la fiducia delle imprese, incredibilmente in crescita (ormai i dati macro che arrivano dalla Germania sembrano quelli diffusi dalle autorità cinesi), il passo del gambero innescato martedì dallo spread era figlio naturale di quanto accaduto nella mattinata a Madrid. Ovvero, boom di domanda e rendimenti in netto calo nell’asta di titoli spagnoli, più che dimezzati. Ma questo risultato, a sua volta, era frutto di un’altra variabile, ovvero proprio l’aspettativa per l’asta di ieri. È stato una sorta di “last hurrah”, una festicciola tra amici prima che l’ennesimo Re terminasse nudo di fronte alla folla urlante e impietosa degli investitori internazionali: tutti, infatti, speravano in una domanda attorno ai 300 miliardi, quantomeno per salvare le forme. Invece no, un assalto degno dell’arrivo di un camion di aiuti umanitari nella Sarajevo assediata.

E i mercati, che saranno anche impietosi ma non sono stupidi, hanno subito prezzato i rischi. Dei quali, d’altronde, abbiamo già parlato martedì: nei fatti, prestare soldi all’1% a soggetti che li
investono in obbligazioni che offrono il 6%, significa come già detto creare un profitto gratuito da carry trade, fattispecie che presume però incremento della leva e un sovraccarico ulteriore sul debito
sovrano, qualcosa che anche il più spericolato dei banchieri sa che non può permettersi di compiere per molto tempo. Insomma, a differenza di quanto spera Sarkozy, le operazioni Ltro non sono il sostituto europeo della monetizzazione del debito della Fed. Peccato che la percezione di molti sia stata invece erroneamente simile a quella del presidente francese, un qualcosa che lascia la Bce con il cerino in mano, ma che, nelle intenzioni dell’Eurotower e della Germania, allontana per sempre l’ipotesi di stampare moneta e divenire prestatore di ultima istanza. Insomma, non c’è affatto né certezza, né automaticità rispetto al fatto che una volta incassato il malloppo a costo praticamente zero dalla Bce, poi le banche acquistino realmente debito sovrano periferico (almeno nelle sue scadenze più sensibili, 5 e 10 anni, non garantite dall’arco temporale di Francoforte con il Ltro).

E la giornata di ieri ci ha fornito una prima conferma. Tanto più che, al netto delle alchimie di Mario Draghi, la spina dorsale di quello che dovrebbe essere il progetto di evoluzione fiscale deciso a Bruxells l’8 dicembre scorso, ovvero il fondo Efsf, nel giorno della grande euforia borsistica (martedì) veniva trattato ai minimi da 5 cinque giorni. Ma come? Tutta colpa di Fitch che in mattinata aveva messo in discussione il suo rating AAA? In parte sì, ma guardando alla ratio cds-cash (la differenza tra spread dei cds e quello dei bond) tutta questa variazione nella domanda/offerta proprio non si notava e, di più, le curve degli spread sovrani erano tutto tranne che in modalità da toro sui rendimenti delle scadenze 2-3 anni dei periferici rispetto al Ltro a tre anni.

Insomma, il primo vero effetto della mossa di Draghi è stato dare ossigeno alle Borse ma lasciare abbastanza indifferente il beneficiario sottostante (in parole povere, si comprano a cannone i titoli bancari perché godranno di liquidità illimitata a quasi gratis a tre anni dalla Bce, ma non ci si agita troppo sul mercato obbligazionario perché non c’è affatto la certezza che le banche, con quei soldi, compreranno poi bond sovrani). Il bond decennale dell’Efsf prezzava un rendimento del 3,38%, quindi già con status non AAA e 26 punti base di decompressione in due giorni non sono esattamente un buon segnale rispetto alla volontà di rischio delle banche rispetto al mercato dei bond sovrani. Insomma, un azzardo quello della Bce che copre però un qualcosa di potenzialmente ancora più serio.

Questo grafico pubblicato da Bloomberg lo spiega in maniera impietosa: non solo lo stato patrimoniale della Bce è già più grande di quello della Fed, 3,2 triliardi di dollari contro i 2,9 triliardi in capo a Ben Bernanke, ma la leva a cui opera l’Eurotower è 30 a 1, lo stesso livello del picco di Lehman Brothers prima del crollo.

 


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COMMENTI
22/12/2011 - E se fosse voluto? (Mariano Belli)

Sono tutt'altro che un esperto di alchimie finanziarie, ma mi chiedo : è possibile che questo rischio-crac della BCE (che immagino porterebbe o al dissolvimento dell'euro, o a costringere a quel punto la BCE a stampare) sia invece proprio voluto dalla regia dietro le quinte (in modo da mettere i parlamenti e i popoli di fronte al fatto compiuto) ? Sembra comunque quasi impossibile capire dove davvero vogliano arrivare.

 
22/12/2011 - alchimie della BCE per favorire interessi composti (antonio petrina)

saranno alchimie quelle di draghi ma l'interesse composto (1%) del prestito e del'acquisto del titolo sovrano (5-6%), immette capitali alle banche per le imprese e per uscire da questo pessimismo economico!L'interesse composto è sempre stato nella finanza il motore economico (Keynes in Prospettive economiche) .

RISPOSTA:

Caro Petrina, al netto di Keynes e delle sue teorie crea-debito, io noto che fin da oggi il mondo è diviso in due vulgate: chi, come Draghi e Sarkozy, chiede di usare la liquidità per far respirare i debiti sovrani acquistando bond e chi, soprattutto in Italia, vuole che quella liquidità vada a finanziare imprese e famiglie. Io sono certo di una cosa: non succederà né l'una, né l'altra ipotesi. Quei soldi serviranno a rafforzare il capitale, in vista del deleveraging obbligato dalle richieste dell'Eba. Alchimie. Pure e semplici. Cordialmente (Mauro Bottarelli)