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MANOVRA/ Il Senato approva, 257 a favore, 41 i no. In calo il consenso al governo

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La manovra finanziaria del governo Monti ha passato l'esame del Senato. Con la sua approvazione, dopo quella già ottenuta alla Camera, adesso la manovra è legge dello Stato. Nonostante l'approvazione (scontata) è da notare che i voti a favore del governo sono diminuiti rispetto al voto di fiducia espresso sempre dal Senato nei confronti di Mario Monti. Allora i voti favorevoli erano stati 281, oggi sono stati 257. In tutto ventiquattro voti in meno. Hanno votato contro (in 41) Lega, Idv (che aveva invece votato la fiducia al governo), Svp e Union Valdotaine. I no nel precedente voto di fiducia all'esecutivo erano invece stati venticinque. La seduta peraltro era anche stata sospesa per circa mezz'ora per mancanza del numero legale. Soddisfatto, ovviamente, il capo del governo che ha annunciato che adesso l'Italia può affrontare la crisi a testa alta. Per Monti, adesso si è entrati nella fase due, anzi è già cominciata. fase due che verrà sviluppata, ha aggiunto, a grande velocità. Dunque anche l'Italia dei valori passa all'opposizione di quello che ancora oggi è stato definito da parte loro il governo dei banchieri. Dal canto suo, Silvio Berlusconi parlando ieri sera a una cena con i senatori del suo partito, ha affermato che il sostegno del centro destra potrebbe anche finire se il governo continuerà una politica definita di inasprimento fiscale. Mario Monti parlando prima delle dichiarazioni di voto aveva detto invece che non è possibile avere crescita economica senza una disciplina finanziaria. Ha anche voluto dire che il grave debito pubblico italiano, seppur bilanciato da un forte patrimonio pubblico e privato, è quello che i mercati usano come termine di paragone. Monti ha anche giustificato la sua manovra sostenendo che l'aumento delle tasse, purtroppo necessario, è stato approntato maggiormente sul fonte dei patrimoni e dunque per questo slogan come "pagano sempre i soliti" appaiono infondati e ingiustificati. La fase due annunciata dal premier consiste in interventi sul mercato del lavoro. Per questi, sarà necessario un maggior dialogo fra governo e parti sociali. Oltre a questo, "un approfondimento sui temi della spesa pubblica, a partire dalle amministrazioni centrali dello Stato. Sarà lavoro di mesi e non di giorni ma anche un'opera che porterà risultati duraturi".


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