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FINANZA/ Così il flop di Draghi diventa un assist per Berlusconi

Mario Draghi (Foto Ansa) Mario Draghi (Foto Ansa)

È andata proprio così? I numeri e altre opinioni ne dubitano. Il giorno in cui gli istituti di credito hanno effettivamente incassato i 489 miliardi di euro dei prestiti di Francoforte le stesse banche hanno depositato in Bce 346,9 miliardi di euro: 82 miliardi in più rispetto al giorno precedente. Si dirà: l’aumento dei depositi è un modo per parcheggiarli, non si possono erogare subito i prestiti ricevuti. Vero. Ma è anche vero che gli istituti di credito registrano una perdita quando depositano i propri denari a Francoforte: “È dunque illogico - ha scritto Morya Longo de Il Sole 24 Ore - prendere denari in prestito all’1% per depositarli dove si guadagna solo lo 0,25%. Questa illogicità è dunque spiegabile in un solo modo: le banche preferiscono perdere piuttosto che rischiare a prestare quei denari a qualche altra banca o a qualche impresa”.

Pure il fondatore di Repubblica, in dissenso da Scalfari, non è convinto del successo del bazooka azionato da Mario Draghi: “Anche l’ennesimo cannone ha sparato a salve - ha scritto Carlo De Benedetti su Il Sole 24 Ore del 24 dicembre - Il D-day è passato e ormai possiamo dire che l'operazione di liquidità a tre anni effettuata dalla Bce è passata senza alcun effetto sui mercati. Le Borse sono sempre lì, gli spread sono sempre più in tensione, il cambio euro/dollaro è fermo, l'oro è fermo: in sostanza un non evento”. L'offerta dell'istituto di Francoforte, 489 miliardi, è stata del resto ripartita in ben 523 istituti, quindi nella media 1 miliardo a banca: “Questo era il cannone -conclude De Benedetti - Inevitabile che il suo effetto fosse deludente. Tanto più che l'afflusso massiccio delle banche che si sono messe in coda ha contribuito a evidenziare una volta di più ai mercati la gravità dei problemi del settore bancario. Non è così che si uscirà da questa crisi di fiducia. Serve ben altro”.