BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

GEOFINANZA/ 2012, le previsioni per un anno pieno di rischi

Pubblicazione:martedì 27 dicembre 2011

Foto Ansa Foto Ansa

Primo, il titolo Apple crolla del 50% dai massimi del 2011. Nel 2012, i dispositivi più innovativi di Apple, l’iPhone e l’iPad, dovranno fronteggiare una concorrenza sempre più agguerrita composta da Google, Amazon, Microsoft/Nokia e Samsung. Apple non sarà in grado di mantenere la quota di mercato del 55% di iOS (tre volte quella di Android) e del 66% dell’iPad. Secondo, l’Unione europea estenderà le festività durante il 2012. I cambiamenti apportati a dicembre nel trattato dell’Ue non si sono dimostrati sufficienti per risolvere i problemi di finanziamento e la crisi del debito si riacutizzerà a metà anno. I mercati borsistici europei cadranno rapidamente del 25% inducendo i leader europei a imporre un’estensione delle festività con la chiusura di almeno una settimana di borse e banche. Terzo, un candidato che non si è ancora annunciato sarà il prossimo presidente degli Stati Uniti. Nel 1992, il miliardario texano Ross Perot ha tratto un enorme vantaggio dalla recessione economica e dall’ampio dissenso della popolazione nei confronti della politica tanto da raggiungere il 18,9% dei consensi. Tre anni di Obama non hanno prodotto i risultati attesi. Anzi, ora si registra una certa disaffezione nei confronti della classe politica e le condizioni per un’affermazione di un candidato di un terzo partito non sono mai state così concrete. Qualcuno, un outsider, con un programma di forte cambiamento getterà la maschera nei primi mesi del 2012 ottenendo poi a novembre la presidenza, in una delle elezioni più clamorose nella storia degli Stati Uniti.

Quarto, l’Australia entra in recessione. Gli alti e bassi della Cina spingeranno alcuni paesi dell’area Pacifico in recessione. E se mai c’è stata una nazione legata alla salute del gigante asiatico, è l’Australia, con la sua forte dipendenza dalle risorse naturali e minerarie. Se la domanda della Cina su questi beni incorrerà in una forte contrazione, l’Australia piomberà in una forte recessione che si aggraverà ulteriormente con il crollo del settore immobiliare, cinque anni dopo di quello avvenuto nel resto del mondo occidentale. Quinto, nazionalizzazione di 50 banche europee a causa della stretta regolatoria di Basilea 3. Agli inizi del 2012, la pressione sull’intero sistema bancario europeo crescerà. Questo alla luce dei nuovi livelli di capitalizzazione richiesti e della nuova stretta regolatoria che costringerà le banche a ridurre l’indebitamento in gran fretta. Si assisterà a una svendita di asset in un mercato con pochi compratori, alla paralisi dei rapporti interbancari e a una fuga dei risparmiatori. Più di cinquanta banche verranno nazionalizzate con molti dei marchi commerciali che conosciamo che cesseranno di esistere.

Sesto, la Svezia e la Norvegia i nuovi porti sicuri dopo la Svizzera. Come già abbiamo visto con la Svizzera, diventare un porto sicuro in un mondo in cui le banche centrali svalutano la loro moneta può presentare dei rischi per l’economia di un Paese. Il mercato dei capitali di entrambe queste due nazioni è di gran lunga più piccolo di quello della Svizzera. Dopo che la Svizzera ha deciso la svalutazione della propria moneta, i money manager stanno cercando nuovi porti sicuri per i propri investimenti. Gli ingenti flussi di capitali verso i bond governativi di Svezia e Norvegia porteranno i loro tassi a 10 anni appena sotto i 100 basis point rispetto al classico porto sicuro rappresentato dai Bund. Settimo, la Banca centrale svizzera vince la propria battaglia e il cambio euro/franco svizzero si impenna a 1,50. La lotta della Svizzera nel combattere l’apprezzamento della propria valuta continuerà a pagare anche nel 2012. Con i fondamentali dell’economia svizzera, in particolare quelli legati all’export, che continueranno a soffrire anche nel 2012, anche in relazione alla recente forza del franco, la Banca centrale svizzera e il governo studieranno una mossa per portare il cambio a quota 1,50. Questo al fine di evitare ulteriori danni collaterali e tassi di interesse negativi che innescherebbero una fuga di capitali dal tradizionale porto sicuro svizzero.


< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >