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GEOFINANZA/ 2012, le previsioni per un anno pieno di rischi

Pubblicazione:martedì 27 dicembre 2011

Foto Ansa Foto Ansa

Terzo rischio, uno shock nelle forniture petrolifere del Medio Oriente. La guerra in Libia ha dimostrato quanto poco elastica possa essere la curva della domanda sui mercati petroliferi nel breve periodo. Con gli 1,6 milioni di barili al giorno prodotti in Libia rimossi dal mercato, il prezzo del Brent è salito solo di 20 dollari. E se entro l’inizio dell’anno nuovo le forniture di Tripoli dovrebbero tornare sul mercato, la situazione in Medio Oriente è tutt’altro che calma, a partire dalla Siria ma anche con il rischio di un coinvolgimento dell’Iran (le manovre di questi giorni nello stretto di Ormuz non depongono verso un futuro immediato di concordia), ipotesi che porterebbe a un deterioramento delle dinamiche politiche. Anche perché l’Iran è un esportatore di petrolio molto maggiore della Libia, nonostante di qualità peggiore rispetto allo sweet crude libico e un
eventuale shock petrolifero in un ambiente globale di crescita economica in ulteriore rallentamento, potrebbe portare a un outlook molto preoccupante.

Quarto rischio, i default municipali Usa. All’inizio del 2011 quest’ultimo era un argomento molto caldo ma il rally dei Treasuries e le scadenze comunque lunghe del debito municipale, hanno invece fatto in modo che i cosiddetti “muni-bonds” o “munis” fossero l’asset più performante di quest’anno! Il rischio, però, resta ed è significativo ancorché non sistemico. Il peggioramento della situazione dell’eurozona ha visto infatti gli spread creditizi per i municipali nel mercato cds ritracciare ai livelli di inizio anno, ovvero quando il rischio default era ritenuto molto serio. E, in effetti, qualche default è avvenuto, tra cui uno di alto profilo come quello di Jefferson County in Alabama, il più grosso della storia Usa. Insomma, il rischio resta basso ma presente e potrebbe spaventare i mercati in un ambiente economico globale già gravemente compromesso e frustrato.

Insomma, cari lettori, le sfide di fronte a noi sono enormi. E a quanto contenuto nelle previsioni sia di Saxo che di Bank of America, va unita quella che io ritengo la madre di tutte le sfide: nel solo primo trimestre del 2012, vengono a scadere 230 miliardi di obbligazioni bancarie, 250-300 miliardi di titoli pubblici e più di 200 miliardi di debito a collaterale. Lo stesso Mario Draghi ha avvertito che l’anno prossimo le pressioni sul mercato obbligazionario, a causa delle necessità di rifinanziamento delle banche e dei Paesi, saranno «veramente molto, molto significative. Se non addirittura senza precedenti». E l’Europa sarà nel centro del mirino dei mercati. Non è un caso, quindi, che le scommesse contro l’euro siano ai massimi dalla sua introduzione. Lo certifica l’Hedge Fund Watch di Societe Generale, secondo cui le posizioni short sulla divisa unica europea hanno superato di gran lunga il picco registrato nel giugno del 2010, quando la moneta unica era trattata a 1,19 sul dollaro mentre oggi viaggia sull’1,30.


 

Insomma, gli hedge funds sono sicuri e oltre all’euro stanno shortando anche la sterlina oltre al gas naturale, mentre acquistano yen e petrolio crude. Oddio, visti i magri risultati ottenuti quest’anno dai fondi speculativi, si potrebbe ben sperare in un altro anno di previsione errate, ma le incognite che gravano sul 2012 dal punto di vista finanziario ed economico sono davvero enormi. Ciclopiche. Epocali.



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