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SCENARIO/ Pelanda: Monti, ultimatum di tre mesi per il "miracolo"

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Mario Monti (Foto Imagoeconomica)  Mario Monti (Foto Imagoeconomica)

L’Italia non ha ancora riconquistato la fiducia del mercato al riguardo della sua capacità di ripagare e sostenere l’enorme debito pubblico - ne è prova l’alto rendimento richiesto per comprare i nostri titoli -, ma ha fatto il primo passo per riuscirci dimostrando, via tendenza al pareggio di bilancio, che dal 2013 non aumenterà l’indebitamento. Ma, dopo la prova del rigore, il mercato si aspetta quella della crescita. Il rigore senza crescita, infatti, non permette, per riduzione del gettito fiscale, di mantenere il pareggio di bilancio.

Ora il governo Monti ha la missione di convincere al più presto il mercato che l’Italia potrà spuntare una crescita del Pil futura capace di sostenere il debito. E questa missione, la cosiddetta fase due, richiede non tanto limature al modello, ma un suo cambiamento strutturale, perché è la sua configurazione che deprime la crescita. Bisogna capire questo punto: o l’Italia cambia modello, e convince in tre mesi il mercato che ci riuscirà, o dovrà dichiarare insolvenza anche applicando un estremo rigore. Ciò implica la ricerca di nuove garanzie economiche che sostituiscano quelle vecchie con effetto depressivo.

Per crescere sono necessarie: detassazione, flessibilità del mercato del lavoro; liberalizzazioni; migliore produttività della spesa pubblica via impieghi più selettivi. Ridurre le tasse sarebbe l’azione più stimolativa. Ma il requisito del pareggio di bilancio lo renderà possibile solo dopo la ripresa della crescita. La seconda azione più stimolativa è quella del cambiamento delle regole del lavoro. Se le aziende avessero la possibilità di licenziare certamente assumerebbero più personale e farebbero più investimenti. Ma i sindacati restano ancorati alla teoria irrealistica di difesa del posto lavoro invece di quella realistica di tutela del reddito del lavoratore. Uno è precario quando è in una situazione di incertezza prospettica. Ma uno può essere licenziato e riassunto più volte senza diventare precario. Quando disoccupato passerà sotto la tutele pubblica: salario dignitoso (a termine), eventuale riqualificazione e servizi per trovargli una nuova occupazione sul mercato il prima possibile.

Tale schema è stato applicato, per esempio, in Germania dal governo Schroeder (socialdemocratico) nei primi anni del 2000 e ha ridato competitività all’industria tedesca. Non si capisce perché in Italia non potremmo fare lo stesso, anche meglio. Il modo politico per farlo è presentare in dettaglio la nuova “garanzia del lavoratore” che sostituisca quella di difesa del posto di lavoro fisso (articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, anni ‘70), fare una comparazione di utilità per mostrare i vantaggi dell’innovazione e che il cambiamento di modello economico non implica una riduzione delle garanzie, ma solo la loro modernizzazione. I lavoratori avrebbero più opportunità di occupazione e di premio di produzione in cambio dell’accettazione di poter essere licenziati, ma senza perdere la garanzia di un salario minimo di transizione se accadesse.



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COMMENTI
28/12/2011 - demagogia o buon senso? (marco nocetti)

Ma cosa c'entra l'evasione fiscale con la flessibilità in uscita? Mi pare benaltrismo inconcludente. Sfido chiunque a dimostrare che non sia vero che: "Se le aziende avessero la possibilità di licenziare certamente assumerebbero più personale e farebbero più investimenti." O si crede di poter rilanciare l'occupazione con soluzioni tipo i lavori socialmente utili (qualsiasi cosa questo termine significhi) o si mettono le imprese in condizione di assumente lavoratori VERI a fare lavori VERI, cioè produrre beni o servizi VERI.

 
27/12/2011 - Ancora con la demagogia dell'elasticità? (luca momo)

In un paese dove si evadono 200 miliardi l'anno impunemente, dove ci sono sgravi fiscali assurdi, come ad esempio quelli di vetture aziendali da 80.000 scaricate per quanto possibile come auto della ditta, ancora parliamo di elasticizzare il mercato del lavoro? Ma siamo dementi o proprio non ci vogliamo sentire dagli orecchi? Perfavore. Ps: tratto dal sole 24 ore: reddito medio di un gioielliere in Italia: 18.000 euro circa l'anno. Ristorante: 17000 Notai che non raggiungono i 30.000 Avvocati che non si sa come vivano. Facciamo ridere.

 
27/12/2011 - una lunga agonia (francesco scifo)

Caro Prof. Pelanda,non mi stancherò mai di ripetere che il cambiamento di modello necessario è il coinvolgimento dei lavoratori nella gestione delle imprese. Tutti i miei messaggi in proposito cadono nel vuoto ma, repetita juvant, lo si vuole ricordare l'art.46 della Costituzione o no? Se invece di agevolare i licenziamenti si coinvolgono i lavoratori anche nella procedura d'impiego degli utili aziendali questi verranno reinvestiti in produzione e non solo in speculazioni finanziarie come avviene ora. Perchè la Banche, che hanno creato questa crisi, devono ancora poter depositare i soldi che ricevono dalla Banca Centrale Europea presso la stessa Banca, in una sorta di partita di giro e non, invece, dover obbligatoriamente UTILIZZARLI PER concedere il credito alle imprese, aumentando eventualmente solo di 0,50 il loro spread d'interesse? Ora si vuole sacrificare anche tutto il risparmio delle famiglie con manovre economiche fallimentari dopo aver dilapidato tutto il resto. Si vuole prendere atto o no che l'euro come lo conosciamo è già dato per fallito dai mercati? Attiviamoci per creare un nuovo sistema monetario con una testa politica responsabile delle sue azioni perchè, altrimenti, la nostra agonia sarà irreversibile con condimento di disastri sociali ed umani terribili.