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GEOFINANZA/ Dal Giappone un nuovo allarme per i mercati

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E il fatto che ieri il primo vice presidente iraniano, Mohammad Reza Rahimi, abbia minacciato di chiudere al traffico mondiale di petroliere lo stretto di Hormuz, se verranno decise sanzioni contro le sue esportazioni petrolifere, parla la lingua di un attivismo cinese sempre crescente, stante le chiare parole pronunciate il 5 dicembre scorso dal generale cinese, Zhang Zhaozhong, riguardo la determinazione di difendere l’Iran da un’eventuale aggressione, anche a rischio di scatenare la Terza Guerra mondiale. All’America, che il 30 dicembre innalzerà di un altro triliardo il tetto di indebitamento per evitare sfondamenti, la prossima mossa.

E che dire della decisione della Banca centrale cinese di ottimizzare il portafoglio in valuta estera e comprare ancora oro quando il prezzo dello stesso mostrerà oscillazioni favorevoli? Un altro attacco al dollaro, definire e intendere l’oro come valuta e mettere in competizione il gold standard con il dollar standard, prefigurando un domani senza biglietto verde come moneta globale a fronte del debito monstre che sottendono i dollari usati per gli scambi in tutto il mondo. Di certo, per ora, c’è una sola cosa: se il Giappone nel 2012 entrerà nella spirale del debito e del suo rifinanziamento, la crisi sovrana dell’eurozona potrebbe tramutarsi nella fine dell’euro.

 

P.S. Dedicato ai sacerdoti dell’antipolitica e ai tecno-euforici. «Sento tanti miei colleghi esercitarsi nella definizione di questa crisi economica. Ma io non credo si tratti di sola crisi. Si tratta di qualcosa di peggiore: una vera e propria guerra geopolitica su basi finanziarie. Il prossimo anno i giganti dell’economia occidentale, Usa e i grandi Stati europei, dovranno convincere investitori a finanziare i loro debiti in scadenza per il 2012 e lo faranno, a tratti, anche in concorrenza tra loro». Lo ha dichiarato Laura Ravetto, responsabile propaganda del Pdl. Chapeau, nient’altro da aggiungere. Non sono tutti degli Scilipoti i politici italiani. E non tutti i tecnici sono tali. Anzi.



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COMMENTI
29/12/2011 - Tecno-euforici (Giuseppe Crippa)

Christina Romer, economista statunitense, si era espressa così in un talk show del network ABC (50 milioni di spettatori) nell'agosto scorso: “Siamo in guerra. E’ una guerra aperta, dichiarata, frontale. E’ la guerra dei neo-liberisti selvaggi planetari, sostenuti dalla destra più retriva in rappresentanza del capitale bancario privato che sta affondando i suoi micidiali colpi nel tentativo di espoliare definitivamente la classe media, vera spina dorsale dell’economia statunitense, e baluardo storico nella produzione di ricchezza collettiva, per costruire un medioevo dittatoriale che ci fa dire con tranquillità che il comunismo sovietico di Breznev era, in paragone, un simpatico esperimento sociale divertente. Lo scenario della battaglia in corso era, per lo più, l’Europa: adesso si è esteso anche qui da noi....” Ne deduco, caro Bottarelli, che la Ravetto non abbia fatto una dichiarazione particolarmente originale e neppure che abbia colpito esttamente il bersaglio. E comunque la sua dichiarazione si conclude così: “Questi investitori chiedono credibilità non solo nel rigore dei bilancio statali, che viene dato per scontato, ma soprattutto riforme e sviluppo. La cosiddetta ‘fase due’ del governo Monti resta dunque una priorità strategica in assoluto, anche se successiva temporalmente alla messa in sicurezza dei nostri conti pubblici”. Dunque anche la Ravetto, come me, è da considerarsi “tecno-euforica” (Bella definizione. Complimenti ed auguri di Buon Anno!)