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MANOVRA/ I pericoli "nascosti" nella bozza di Monti

Lunedì il Consiglio dei ministri presenterà un’importante manovra finanziaria per raggiungere il pareggio di bilancio nel 2013. Il commento di GIUSEPPE PENNISI

Mario Monti (Foto Imagoeconomica) Mario Monti (Foto Imagoeconomica)

“Beate le Patrie che non hanno bisogno di un Salvatore”, si dovrebbe dire, parafrasando una battuta di un personaggio de “La Vita di Galileo”di Bertold Brecht in queste ore che ci separano dal Consiglio dei Ministri del 5 dicembre che dovrebbe varare misure dirette al riassetto della finanza pubblica (e - ci auguriamo, ma non ci illudiamo - alla ripresa dell’economia reale). Da alcuni giorni si respira - anche perché animata, se non dal Governo da alcuni suoi ufficiali od ufficiosi portavoce - un’aura salvifica attorno a questa ultima manovra del 2011 (la quarta dall’inizio dell’anno). Tale aura salvifica è pericolosa, perché una delusione (se ci sarà) potrebbe - affermano gli studiosi di neuro-economia - arrecare molti danni alla finanza, all’economia reale e allo stesso esecutivo.

Sinora - da quanto trapela dagli spifferi del Palazzo - si tratta di misure per racimolare tra riduzioni della spesa (poche) e aumenti delle entrate (molte) una quindicina di miliardi di euro al fine di raggiungere quel pareggio di bilancio nel 2013 che viene presentato come la premessa della riduzione del rapporto tra stock di debito pubblico e Pil. Sottolineo “viene presentato”: né la teoria economica, né la storia economica mostrano che esiste un nesso tra pareggio di bilancio e riduzione del peso del debito del Pil. Anzi, proprio in Italia, Quintino Sella raggiunse il pareggio di bilancio nel 1875, ma nel 1876 per la prima volta lo stock di debito dell’infante Regno d’Italia toccava il 100% del Pil.

Commenteremo le singole misure quando saranno note. Tuttavia, sin da ora ci preme sottolineare non solo che si tratta unicamente di un passo (quali sono stati quelli dei Governi precedenti - quale che fosse il loro colore politico) in un percorso lungo, in salita e accidentato e che il “sottostante”, se verrà esplicitato, è più importante del “pacchetto”. Cosa si intende per “sottostante”? Gli obiettivi di fondo di dove la nave Italia deve andare. Sono quelli di cui si sente l’esigenza da una ventina d’anni. Negli anni Novanta abbiamo avuto - è vero - un obiettivo: entrare nell’euro. Giusto o sbagliato che fosse, era un “obiettivo intermedio” che nulla, o ben poco, diceva su dove dovesse approdare la società. In effetti, da lustri siamo in mezzo a un guado: lasciata la sponda di una società sostanzialmente poco aperta e con forte intervento pubblico, non vediamo qual è la sponda dove stiamo andando. Auguriamoci che il Governo del “salvataggio della Patria” ce lo dica.

A chi scrive piacerebbe un’economia sociale di mercato aperta all’integrazione economica internazionale (mentre alcune misure che si sussurrano remerebbero in senso contrario) e imperniata sulla sussidiarietà, poiché, come visto pochi giorni fa su questo giornale, valorizzerebbe l’individuo e i corpi intermedi ed eviterebbe la crisi fiscale dello Stato. Di recente, la Fondazione Bertelsmann - distinta e distante dalle nostre beghe di bottega - ha precisato: “Non esiste alcuna contraddizione tra il mercato e la prospettiva sociale […]. Adeguate strutture istituzionali e la rule of law sono in grado di coordinare i comportamenti centrati sull’interesse individuale, orientandoli a conseguire risultati moralmente accettabili […]. La concorrenza è il mezzo per scoprire e realizzare i potenziali guadagni da integrazione che sprigionano dal rafforzamento della divisione nazionale e internazionale del lavoro […]. La concorrenza è sociale e la politica della coesione sociale è produttiva”.


COMMENTI
03/12/2011 - corsi e ricorsi storici (francesco scifo)

Spero che tutti i nostri deputati abbiano visto il discorso al Parlamento Europeo di Nigel Farage, deputato britannico, che si può vedere su Youtube: suggeriteglielo prima del voto su questa manovra. Spero che non debbano essere solo gli inglesi, come nella seconda guerra mondiale, a resistere a chi ci vuole di nuovo schiavi. Finalmente qualcuno che dice come stanno i fatti: stiamo affidando il nostro destino a persone prive di alcuna legittimazione elettorale e alla Germania. L'Unione Europea era nata per evitare tutto questo ma ha fallito. Basta vedere come siamo ridotti, ci fu chiesto un sacrificio dal Governo Prodi per entrare nell'euro delle meraviglie e del radioso futuro, senza crisi nè inflazione, e abbiamo visto cosa è successo: abbiamo sacrificato 2/3 del nostro potere d'acquisto dietro la promessa che le cose sarebbero migliorate. Adesso le cose sono peggiorate e ci chiedono di sacrificare anche l'1/3 che ci è rimasto. Per cosa e per chi?

 
03/12/2011 - Il boia dei Cinquantenni (Mariano Belli)

vogliono cancellare l'art.18....la pensione sarà a oltre i 67 anni (tra pochi anni arriverà a 70, vedrete).....di famiglia non se parla.....sul lavoro, vogliono facilitare le cose peri giovani e le donne (non discuto)....ma per i tanti cinquantenni, spesso pure padri di famiglia, che resteranno (o già sono) senza lavoro, cosa è previsto? Il patibolo? Giusto per saperlo... Ma davvero qualcuno di questi scienziati pensa che tutti questi il loro boia resteranno a guardarlo? La pace sociale sta per finire, questa è la mia previsione, peccato davvero che nessuno se ne preoccupi, questo non è il paese che uno può auspicare per i propri figli.