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IL CASO/ L’imprenditore: le calze Made in Italy senza “rete” finiranno preda della Cina

Pubblicazione:venerdì 30 dicembre 2011

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Stiamo cercando, anzitutto, di mettere in rete le aziende. Paradossalmente, fino a poco tempo fa gli imprenditori del medesimo settore e dello stesso territorio, non si conoscevano tra di loro. Oggi, superate le prime diffidenze, si è arrivati al punto che è possibile riunire il consiglio direttivo di volta in volta nell’azienda di uno dei consiglieri. Le piccole inimicizie di un tempo sono scomparse, e svariati imprenditori, tra i consiglieri e tra gli associati hanno preso a collaborare.

Quali difficoltà avete incontrato a causa della crisi?

Anzitutto, c’è stato un aumento spropositato del costo delle materie prime - lana, cotone e poliammide – segnalata anche, in un’interpellanza parlamentare, al ministro per lo Sviluppo economico. Si è aggiunto il calo dei consumi e il caldo estremo che ha spostato in avanti nel tempo le vendite.

Cosa chiedete?

Prima di tutto, regole certe  e monitoraggi seri. I produttori di calze italiani lavorano con determinati standard qualitativi, rispettando le norme che tutelano il consumatore. Da una nostre indagine, è emerso che, nel 34 per cento dei prodotti, l’etichetta non corrisponde alla reale composizione del prodotto. Merce contraffatta, quindi, che spesso proviene dall’estero ed è venduta a prezzi inferiori. Si tratta di concorrenza sleale. Lo abbiano segnalato anche alla Commissione parlamentare antitruffe e sofisticazioni, facendo presente che sui banchi dei nostri supermercati non di rado sono presenti, ad esempio, calze con all’interno componenti chimici banditi dall’Europa da 5 anni, perché si è scoperto che sono pericolosi per la salute, provocando alterazioni del Ph e dermatiti.

E sul fronte creditizio?

Le nostre aziende sono troppo piccole per il mercato globale. Riuscire a vendere nei mercati come la Cina per un’impresa che fattura 5-10 milioni di euro è arduo. Molte di queste devono trovare una linea di intesa comune. Ebbene: il Fondo italiano di investimento Sgr dà garanzie dai 5 ai 100 milioni. Ma, per potervi accedere, occorre fatturare dai 10 ai 100 milioni di euro ed avere un bilancio solido.  Abbiamo chiesto che ne possa beneficiare chi intende crescere facendo acquisizioni o con progetti in proprio; e chi vuol mettersi in rete con un progetto comune; ma, contestualmente, chiediamo che si abbassino i requisiti a 5 milioni di euro. E che si tenga conto del fatto che i bilanci sono inficiati dalle difficoltà di questa stagione, causate dal calo degli ordinativi. 



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