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LIBERALIZZAZIONI/ A Bergamo centro commerciale aperto fino a mezzanotte: sindacati in sciopero

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La città di Bergamo sarà una delle prime d’Italia a vedere gli effetti della liberalizzazione degli orari di apertura degli esercizi commerciali voluta dal decreto Salva Italia del governo Monti. Infatti, già dalla prossima settimana, il centro Oriocenter, che si trova alle porte della città, resterà aperto fino a mezzanotte dal 5 al 7 gennaio. Appena circolata la notizia si sono scatenate le polemiche, lanciate principalmente dai sindacati di categoria che hanno così indetto uno sciopero nel centro commerciale bergamasco. Secondo i sindacati infatti  «è un'illusione pensare che, aumentando l'offerta in termini di orari e di aperture, aumentino anche i ricavi. Così facendo, si accentua a livelli mai visti la concorrenza rendendola, per via dei costi, insostenibile per alcuni operatori. Siamo preoccupati per quello che succederà nel breve periodo dove ogni operatore, seguendo l'esempio di Oriocenter, si riterrà libero di decidere senza più una regola su orari e aperture». Lo sciopero annunciato avverrà il 5 gennaio e durerà due ore, dalle 22 alle 24, e i lavoratori di Oriocenter faranno un’azione di volantinaggio all’interno della struttura. Una decina di giorni era stata Confesercenti a lanciare l’allarme riguardo la liberalizzazione degli orari di apertura dei negozi attraverso il presidente, Marco Venturi, secondo cui «liberalizzare non risolve d'incanto il problema del lavoro e dei consumi. Al contrario con gli aumenti dell'Iva, la sfiducia dei consumatori e le chiusure di piccoli negozi gli effetti saranno pesanti». Infatti, denuncia Confesercenti, questa liberalizzazione mette a rischio 76.119 negozi che entro il 2015 potrebbero chiudere con una perdita di 190.297 occupati. Il vice-presidente dell'associazione dei commercianti, Mauro Bussoni, si augura che «i presidenti delle Regioni chiedano la non applicazione del provvedimento perché palesemente non costituzionale. Tutti sanno che con le aperture domenicali si trasferiscono quote di mercato dalla piccola alla grande distribuzione, con un depauperamento delle risorse dei piccoli esercizi, senza recuperare in termini di efficienza e di maggiore occupazione.



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