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WSJ/ 1. Altro che Merkel, le banche ci hanno imposto il cambio Berlusconi-Monti

Pubblicazione:sabato 31 dicembre 2011

Giorgio Napolitano e Angela Merkel (Foto Ansa) Giorgio Napolitano e Angela Merkel (Foto Ansa)

Certo. Si comincia con la crisi dei rapporti tra Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini, per il semplice motivo che i tre quarti del partito di Fini sono passati, nel momento della formazione del Pdl, con Berlusconi. Poi c’è il grande dissidio fra Giulio Tremonti e il premier, sia sul reperimento delle risorse finanziarie, sia per quanto riguarda i provvedimenti per la crescita. Ma lì, al posto di reagire, di prendere l’iniziativa, Berlusconi si è impantanato. E alla fine non è stato più in grado di gestire la maggioranza e il governo. Per questo è caduto, si è dimesso.

 

Che cosa avrebbe dovuto fare in concreto Berlusconi?

 

Avrebbe dovuto prendere l’iniziativa dopo la famosa lettera di Trichet e Draghi. Prendere Tremonti e la Lega Nord mettendoli di fronte ai fatti, a quello che stava scritto nella lettera. Per comprendere la posizione di Berlusconi sulle pensioni, c’è addirittura un documento, una lettera di Berlusconi a Il Foglio del 5 febbraio del 1997, dove spiega che voterebbe una riforma delle pensioni (come quella attuata dal ministro Elsa Fornero) anche se varata dal governo Prodi. Dopo tanti anni, Berlusconi ha accettato il no della Lega. Poi avrebbe dovuto prendere Tremonti e spiegargli che, per reperire risorse immediate, poteva attuare una sorta di condono o patteggiamento sul contenzioso tributario, che il ministro aveva già fatto. Invece, non facendo nulla di questo, si è appunto impantanato.

 

Ha fatto altri errori Berlusconi?

 

Uno è stato molto grave, quando è andato sotto sul bilancio consuntivo, che non è affatto un punto importantissimo come, in modo incredibile, ha sostenuto un giurista su Il Corriere della Sera. Ha trasformato quel documento in un documento politico, sapendo che il bilancio consuntivo non era passato per un voto, con Bossi che aveva fatto fatica a raggiungere l’aula e Tremonti che se ne stava fuori. Insomma, questo governo è venuto fuori dal quadro italiano, accompagnato da una campagna mediatica ben orchestrata. Io credo che Mario Monti non sia stato nemmeno scelto da Napolitano, ma gli è stato presentato in pompa magna dai media e dall’establishment bancario e finanziario. Il Presidente della Repubblica, che pensava a un governo di solidarietà nazionale, ha dovuto prenderene atto perché non c’era più un governo.

 

Lei sostiene che questo governo di Mario Monti sia proprio stato voluto dalle banche?


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COMMENTI
31/12/2011 - la telefonata (francesco scifo)

Certo la smentita del Quirinale è ben strana, dato che conferma che una telefonata tra un Cancelliere tedesco ed un Presidente di una Repubblica vi sia effettivamente stata. Contrariamente a tutte le prassi internazionali il Cancelliere non ha chiamato il suo omologo primo ministro ma il Presidente: si dice da molti antiberlusconiani che ciò sarebbe avvenuto perchè Berlusconi non era interlocutore "degno". Ma questo conferma che è la Germania che decide chi deve essere degno o meno non gli italiani. Il problema di fondo è questo: crediamo ancora nel fatto che il potere è legittimo fino a quando è concesso dai cittadini ad alcuni di essi per governarli con il loro consenso, oppure pensiamo che i più "bravi" e forti abbiano il diritto di governare tutti perchè sono persone per bene e faranno comunque per noi le cose migliori? Sembra che per alcuni sia importante solo parteggiare pro o contro qualcuno, tanto che citano sempre Berlusconi con condimento di disprezzo ed insulti, contrapponendogli questo o quell'altro. Forse è arrivata l'ora tentare di spiegare che il problema non è più pro o contro Berlusconi, ma decidere se il nostro consenso nella scelta di chi ci deve amministrare deve contare ancora o meno. Peraltro forse l'unico precedente in cui la Germania si è permessa di dirci cosa fare esiste: la repubblica di Salò. A me, sinceramente, questo non rassicura per niente.