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FINANZA/ 2. La minaccia tripla A di S&P’s e il mistero dei “mercenari”

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Foto Ansa  Foto Ansa

Mentre i numeri americani dell’economia per crescita, disoccupazione, debito, deficit e varie confidence, sono aberranti, “Black Rock” riesce a occupare saldamente posizioni di rilievo in grandi aziende strategiche europee, anche italiane, come Eni, Enel, Finmeccanica, Telecom Italia. Per  avere un’idea della “potenza di fuoco” di “Black Rock” basta pensare che controlla la stessa “Standar&Poor’s” attraverso Mac Graw Hill, Citigroup, Berkshire Hathaway (holding di Warren Buffet), Jp Morgan Chase e Goldman Sachs. Ai tempi di Abn Amro, la banca smembrata che divenne un tormentone con strascichi anche giudiziari che riguardarono pure Anton Veneta, l’operazione fu condotta dal fondo inglese TCI, “The children investiment”, con uno statuto a scopo di beneficienza.

È dai “mercenari” di questo tipo che, in questi ultimi mesi, sono partite ondate ribassiste impressionanti soprattutto sull’Italia e che ora spostano gli obiettivi. Mentre gli europei, guidati dalla signora Merkel e da Sarkozy, fanno i “compiti a casa”, i “mercenari” vengono a guastare il campo ritenuto avversario. Non si può dire che, data l’attuale stato di coesione dell’Eurozona, non ci siano riusciti. A ben vedere, la prima incursione dei “mercenari” fu fatta in Cina, scaricando il debito americano nelle casse di Pechino. I cinesi sono pieni di denaro sino al collo, si sono quasi comprati l’intera Africa dove c’erano i colonizzatori francesi, ma  i “mercenari” ritengono infondo che la Cina è un “Dragone dai piedi di argilla”. E vanno avanti. Ora vogliono dare una “spazzolata”
all’Europa.

Essendo “mercenari” di grande professionalità e quindi collegati a grandi centri di potere politico, oppure mescolati con esso, possono anche conoscere e determinare “operazioni diversive”. Sarà strano, ma filtrano da importanti salotti londinesi voci sempre più allarmate sulla situazione iraniana, dove, si dice, c’è una voglia matta di una “guerra di pulizia” per un clero impazzito che sta facendo rimpiangere persino lo Scià. È perlomeno strano l’assalto all’ambasciata inglese, così come l’arroganza israeliana che non è solo “figlia” del premier Nethaniaou, ma della stessa  “colomba” Peres. Che meglio di una destabilizzazione, con qualche bomba nella polveriera del Medio Oriente, per distogliere l’attenzione del mondo occidentale dai suoi gravi problemi economici?


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