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MANOVRA MONTI/ Salini: io Presidente, d'accordo al taglio della mia provincia

Massimiliano Salini Massimiliano Salini

Il provvedimento del taglio delle Province è stato presentato come simbolico dei tagli ai costi della politica: non era meglio accompagnarlo a qualche altro taglio più significativo, per esempio al Parlamento e ai Consigli regionali?
No, questo è un argomento che francamente non mi appassiona. A me interessa piuttosto il dibattito sulla possibilità di alleggerire la presenza dello Stato e degli altri soggetti pubblici nella gestione dell’erogazione dei servizi. Il dibattito sul costo della politica è invece davvero marginale. Secondo uno studio della Bocconi, i rappresentanti provinciali vengono per esempio a costare a ciascun cittadino circa un euro l’anno. Mi interessa ugualmente poco anche la riduzione del numero dei parlamentari. Trovo invece centrale il dibattito sulle liberalizzazioni, e da questo punto di vista mi è sembrata troppo timida la prospettiva prefigurata dalla manovra Monti. Ho visto ben poco a questo riguardo, sono curioso di vedere cosa dice a questo proposito il testo del decreto, ma la Provincia di Cremona nel frattempo sta lavorando sulla liberalizzazione di tutti i servizi pubblici locali.
Lei ha dichiarato di essere a favore di un alleggerimento delle Province. Per quale motivo?

Perché sono convinto del fatto che il territorio abbia bisogno di un numero limitato di forme istituzionali. Ciò che occorre non è una riduzione della rappresentanza politica, che costa molto poco, ma una riduzione massiccia del numero di uffici pubblici, perché la burocrazia invece costa parecchio. Occorre razionalizzare, aggregare, ridurre radicalmente il numero di centri decisionali. Evidentemente questo avrà un impatto anche sul numero del personale pubblico: nel tempo i dipendenti pubblici sono destinati a diminuire. L’articolazione nuova dell’istituzione a livello territoriale deve seguire il contenuto delle battaglie che si compiono per il territorio. Tanto per fare un esempio la Provincia di Cremona può essere benissimo disarticolata unendo tutta l’area cremonese a quella mantovana, perché entrambe accomunate da temi come il Po, l’acqua, la navigazione e l’agricoltura. Crema, che invece ha una struttura economica assimilabile a quella di Lodi e Milano, è bene che entri a far parte di un’articolazione territoriale che la colleghi di più a questi territori.

(Pietro Vernizzi)

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COMMENTI
06/12/2011 - Ma perchè?! (Alberto Consorteria)

Ma perché la provincia riorganizza i le macroaree dei comuni? Perché non sono i comuni, sulla base della loro tradizione e della spesa, a organizzarsi in macroaree? Proprio nessuno crede più all'uomo politico, che sa organizzarsi. Nella terra che ha inventato i comuni, il nord Italia, ci tocca assistere a Stato e province che organizzano i comuni.