BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

BANCHE/ Assopopolari contro il declassamento di Fitch

Il 25 novembre la Fitch Ratings ha declassato otto banche italiane, tra cui Banche Popolari cooperative. Adesso si fa sentire la risposta dell’Associazione Nazionale attraverso una nota

Foto Ansa Foto Ansa

Lo scorso 25 novembre Fitch Ratings ha comunicato il declassamento di otto banche italiane, tra cui anche Banche Popolari cooperative. Adesso si fa sentire la risposta dell’Associazione Nazionale fra le Banche Popolari che, attraverso una nota del Consiglio d’Amministrazione riunitosi a Milano, sottolinea che «la decisione presa colpisce, in modo particolare le banche retail di media dimensione operanti, di fronte alla concorrenza, in una situazione di asimmetria normativa, venutasi a determinare dalla recente pronuncia dell’Eba (l'autorità bancaria europea, ndr), la quale ha stabilito che - ai fini dell’adeguatezza patrimoniale - i titoli del debito pubblico (compresi quelli detenuti fino a scadenza) siano contabilizzati ai valori di mercato. Ciò penalizza economicamente e patrimonialmente gli intermediari italiani, con il risultato di ridurne la capacità di finanziare l’economia reale».

Inoltre, prosegue la nota, «lascia oltremodo perplessi la circostanza che simili valutazioni, riguardanti banche la cui attività è focalizzata sulle economie locali, non sembrano affatto basate sulle evoluzione di questi contesti, ma esclusivamente su scenari di ordine macroeconomico. Tutto questo anche se Fitch Ratings conosce molto bene le specificità strutturali delle Banche Popolari, che le rendono non omologabili e non assimilabili alle banche universali. Infatti, i dati disponibili, a ottobre continuano a dimostrare, come in tutti i mesi degli ultimi quattro anni, l’eccezionale impegno profuso nel sostegno dei territori e delle comunità servite da parte delle Popolari. Essi indicano una crescita dei depositi saldamente ancorata al 5%; mentre, sul lato dei nuovi finanziamenti si registra, da inizio anno, un flusso pari a 34 miliardi di euro, l’8,5% in più rispetto al 2006 (+2,7 miliardi) quando il PIL italiano cresceva al 2%. Non abbiamo operato diversamente dal passato. Questa è la nostra mission da 150 anni e certamente, non la metteremo in discussione tanto più a fronte di suggerimenti provenienti da chi non è certo esente da responsabilità nell’aggravarsi della crisi sistemica e globale che stiamo vivendo».