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FINANZA/ 1. C’è una via d’uscita al diktat della Germania

La Germania (con a ruota la Francia) intende far fronte alla crisi dell’euro con un piano che prevede sanzioni e interventi del Fmi. Il commento di MAURO BOTTARELLI

Angela Merkel e Nicola Sarkozy (Foto Ansa) Angela Merkel e Nicola Sarkozy (Foto Ansa)

Come vi avevo anticipato nel mio articolo di martedì scorso, i mercati danno ormai per scontato e digerito il downgrade della Francia - il fatto che S&P’s minacci un taglio del rating di ben due notch significa che quello almeno di uno è già stato deciso, tempo massimo inizio 2012 - e ora puntano tutto sulla perdita della tripla A da parte della Germania. La certificazione di revisione resa nota lunedì da Standard&Poor’s non cambia nulla: le agenzie di rating, infatti, non azzeccandone più una, hanno cominciato a seguire gli umori di mercati e operatori per creare le loro valutazioni e questa altra non è che la sintesi di cosa si pensa già da tempo tra New York e Londra. Un dato, però, appare chiaro alla vigilia dell’ennesimo vertice salva-euro: il tanto decantato e celebrato ritorno dell’Italia nel consesso europeo che conta, sancito dalla conferenza stampa congiunta Merkel-Sarkozy-Monti, appare già concluso.

Ecco, infatti, come i leader tedesco e francese lunedì hanno presentato il “loro” piano: «L’intesa franco-tedesca è stata completata. Sarà scritta in una lettera e presentata mercoledì al presidente dell’Unione europea Van Rompuy. Vogliamo essere certi che gli squilibri che hanno portato all’attuale situazione dell’Eurozona non si riproporranno di nuovo. Le cose non possono continuare come sono andate finora. La nostra preferenza è per un trattato tra i 27 paesi membri dell’Ue, in modo che nessuno si senta escluso, ma siamo aperti a un trattato tra i 17 paesi membri dell’Eurozona e aperti a qualsiasi stato che voglia starci». Insomma, hanno già deciso loro per tutti e presenteranno un documento in tal senso a Van Rompuy prima del vertice: viva l’Europa unita!

E cosa propone questa volta l’ineffabile duo? Sanzioni automatiche per chi non rispetta il tetto del deficit/Pil al 3%, una regola d’oro del pareggio di bilancio che sia introdotta nelle Costituzioni dei paesi dell’area euro e l’anticipo dal 2013 al 2012 di quella scatola vuota del Fondo salva-Stati. Accidenti, ora sì che i mercati rimarranno impressionati! Insomma, tanto per capirci, i due Stati responsabili della degenerazione della crisi dei debiti sovrani - non a caso lunedì hanno giurato che non coinvolgeranno mai più il settore privato nei salvataggi - ordinano ai partner di rispettare quel Patto di Stabilità che loro per primi non hanno rispettato! Chiedono alla Spagna, ad esempio, che non ha mai rotto i vincoli e che fino a cinque anni fa aveva un surplus di budget del 2% sul Pil, di fare la brava e sottostare ai diktat! E che altro? Mah, ad esempio, che il mondo accetti che la Bce si trasformi sì in prestatore di ultima istanza, ma solo attraverso il Fmi, una volta che l’Ue avrà accettato le regole imposte da frau Merkel (Sarkozy, ormai, come si dice a Milano, non sa più nemmeno quanti ne ha in tasca, quindi dice sì a tutto, compreso rimangiarsi l’appoggio agli Eurobond).

 

geofinanza.ilsussidiario.net


COMMENTI
07/12/2011 - il vero problema (Fabrizio Terruzzi)

le ragioni di squilibrio dell'area Euro sono le stesse che si verificano all'interno dei singoli stati (vds le differenze Nord-Sud Italia). Prendiamo ad esempio il sud-Italia: se si fosse staccato dal resto del paese per diventare uno stato indipendente con una propria moneta, molto svalutata rispetto alla lira, avrebbe risolto i propri problemi?. Da una parte questo avrebbe dato molta più competitività alla sua economia ma altri fattori avrebbero operato in senso inverso: inefficienza del sistema, dimensioni ridotte del mercato, un impianto sociale e politico ancora più arretrato. Difficile dire se ci avrebbe guadagnato o perso. Non vedere altra prospettiva che la fine dell'Euro non sottintende l'incapacità di gestire un'area economica unica e l'ignoranza da parte degli economisti dei criteri con cui questo andrebbe fatto? Non sarebbe il caso di iniziare a ragionare in questo senso, dei fattori chiave per rendere coerente e quindi sostenibile un'area economica unica? Da questo punto di vista il piano Merkozy va nella direzione giusta?