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IL CASO/ Se abolire le Province può far spendere di più

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Per Senn quindi «ci sono servizi alla persona e alla viabilità che non potrebbero essere svolti da altri soggetti. Sarebbe quindi necessario affidarli a ex dipendenti provinciali, che passano ad altre amministrazioni, oppure formare da zero i dipendenti regionali, che hanno comunque anche altri compiti da svolgere, in modo che possano occuparsi anche della viabilità. Escludo che senza trasferimento di personale si possano gestire le stesse attività da altre amministrazioni. In aggiunta, siccome si parla di alcune decine di migliaia di dipendenti delle Province, con un taglio troppo repentino rischierebbero di restare disoccupati. Anche risparmiando sui conti pubblici, si creerebbe così un problema sociale colossale».

Come sottolinea il professore della Bocconi, «la prima delle proposte presentata dal Certet è quindi quella di rendere più efficienti le Province che non lo sono abbastanza. È vero infatti che all’interno esistono differenze notevoli tra l’una e l’altra in base al territorio nazionale. Si tratta quindi di far muovere le Province poco efficienti verso i livelli di efficienza di quelle più virtuose. E in questo caso si potrebbero risparmiare fino a 540 milioni l’anno. In secondo luogo c’è un problema di riordino delle funzioni. I compiti fondamentali svolti dalle Province non si possono certo abolire, ma tutt’al più trasferire. E poi esistono altre attività, il cui peso è pari circa a un sesto di quelle fondamentali, che potrebbero essere riallocate e riordinate. Evitando così i doppioni e specializzando i vari enti locali e le amministrazioni pubbliche. Il terzo suggerimento è quello di riaccorpare le Province troppo piccole, in modo tale che si possa arrivare a raggiungere delle economie di efficienza e di scala, sulla base di 350mila abitanti per ogni ripartizione territoriale».



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