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Economia e Finanza

FINANZA/ 2. C’è una bomba a orologeria sotto le banche italiane

Una strategia seguita dalla banche italiane per procurarsi dollari a buon mercato, spiega MAURO BOTTARELLI, rischia ora di metterle in guai molto seri

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Si apre oggi la due giorni che dovrebbe salvare l’euro e l’Ue. Toglietevi pure ogni residuo di speranza dalla testa, amici miei: come scriveva ieri Goldman Sachs in una nota agli investitori, «le possibilità di una delusione dall’incontro di venerdì sono cresciute molto e ormai appare chiaro come per giungere a una soluzione si dovrà attendere il nuovo anno, con conseguenze sui mercati e sulle loro aspettative che verranno disattese». Et voilà, nemmeno iniziate le discussioni e già Goldman schiaccia l’ultimo chiodo sulla bara del topolino partorito dalla montagna franco-tedesca. Ma a farmi dire che, se anche si arrivasse a un compromesso pasticciato - tipico dell’Ue -, gli addendi della crisi cambierebbero solo il loro ordine, ma dando sempre la stessa somma, sono tre dati emersi ieri. Primo, la Cftc (l’autorità che vigila sul mercato futures e derivati statunitense) ha deciso all’unanimità di vietare alle 123 società registrate in America che operano sui futures, l’acquisto di titoli di Stato europei con somme e per conto dei propri clienti. Al contrario, i big dei futures potranno acquistare per i clienti soltanto titoli di stato americani.

Tutto questo proprio nel giorno in cui il segretario al Tesoro Usa, Timothy Geithner, si trovava in tournée stile Lady Gaga in Europa per portare il presunto sostegno americano al piano di rafforzamento dell’euro che verrà discusso da oggi. La decisione della Cftc, che è immediatamente operativa, colpisce un mercato stimato in 150 miliardi di dollari, tale è la cifra raccolta annualmente presso i clienti per questo tipo di investimenti. Da quanto si apprende, la clamorosa decisione dell’Authority - destinata a creare nuove tensioni sul mercato del debito sovrano europeo - è stata presa come reazione al crack della Mf Global, il colosso dei futures da 5,5 miliardi di dollari, guidato dall’ex di Goldman Sachs, John Corzine, andato in bancarotta dopo aver investito a piene mani sui titoli di stato italiani, spagnoli e di altri paesi europei con somme dei clienti. Tempismo perfetto, non c’è che dire, ma evitiamo dietrologie eccessive: sono ormai tre settimane buone che i fondi Usa stanno scappando a gambe levate dal debito europeo, non serviva certo la Cftc.

Secondo, con una mossa a dir poco funambolica, la Bank of Japan sembra aver capito con molto anticipo e acutezza quali saranno le difficoltà di finanziamento del debito l’anno prossimo - essendo il 2012 l’annus horribilis per il mercato obbligazionario sia sovrano che corporate - e ha deciso di offrire a chi compra i cosiddetti “reconstruction bonds”, obbligazioni nipponiche per finanziare la ricostruzione post-Fukushima, mezza oncia d’oro, un incentivo che ai prezzi correnti potrebbe garantire un ritorno sei volte superiore al mero investimento obbligazionario contratto. Gli investitori individuali che compreranno più di 10 milioni di yen (circa 129mila dollari) di debito con un rendimento dello 0,05% e li terranno per 3 anni, riceveranno un moneta commemorativa del peso di 15,6 grammi (0,55 once), all’attuale valore di 948 dollari l’oncia. Insomma, a fronte della miseria di 15mila yen di ritorno dall’investimento in bonds, i detentori potranno ottenere fino a 89mila yen dall’oro.

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