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MANOVRA/ Imu, Ici e Iva: ma i tagli dove sono?

Mario Monti (Foto Imagoeconomica) Mario Monti (Foto Imagoeconomica)

Tuttavia, la norma relativa alla soppressione delle Province è poi stata eliminata in sede di conversione in legge, mentre è stata mantenuta quella relativa alla riduzione del numero dei consiglieri e degli assessori provinciali. La scelta del decreto Monti non è stata nel senso della soppressione tout court delle Province, obiettivo che pur rappresenta uno dei punti del programma di governo, ma che necessita anch’esso di una modifica costituzionale, quanto piuttosto di un forte ridimensionamento delle stesse.

Con il decreto si prevedono l’abolizione delle Giunte Provinciali e la riduzione a dieci del numero massimo dei componenti dei Consigli Provinciali. Le Province vengono private delle loro attuali competenze ed è previsto che le stesse svolgano esclusivamente funzioni di indirizzo politico e di coordinamento dell’attività dei Comuni in determinate materie. Le funzioni attualmente attribuite alle Province dovranno essere trasferite ai Comuni entro il 30 aprile 2012 (ma è da ritenere che ben difficilmente questo termine potrà essere rispettato).

Per il resto le previsioni in materia di tagli alle spese riguardano l’immancabile soppressione di alcuni “enti inutili” (che in Italia, si sa, è sempre molto difficile riuscire a sopprimere veramente) e la riduzione del numero dei componenti del Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro (Cnel) e delle Autorità indipendenti (Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, Autorità di vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture,Autorità per l’energia elettrica e il gas, Autorità garante della concorrenza e del mercato, Commissione nazionale per la società e la borsa, Consiglio dell’Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni private e di interesse collettivo, Commissione per la vigilanza sui fondi pensione, Commissione per la valutazione, la trasparenza e l’integrità delle amministrazioni pubbliche,Commissione di garanzia dell’attuazione della legge sullo sciopero nei servizi pubblici). Il che, in buona sostanza, significa prevedere la riduzione del numero complessivo dei componenti di questi enti di qualche decina di unità, con la conseguenza che il risparmio ottenuto, rapportato alla portata complessiva della manovra, risulta assolutamente irrisorio e riveste valore quasi esclusivamente simbolico.

Purtroppo, i limitati tagli dei costi di funzionamento dell’apparato statale non sono nemmeno compensati dall’elaborazione di un efficace piano di dismissione degli immobili di proprietà pubblica. Il che è tanto più grave ove si consideri che l’alienazione del patrimonio immobiliare consente agli enti pubblici non solo di ottenere le entrate derivanti dai corrispettivi per la cessione, ma anche di risparmiare i costi di gestioni per le quali è sempre più difficile reperire risorse adeguate.