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Economia e Finanza

MANOVRA/ Imu, Ici e Iva: ma i tagli dove sono?

Mario Monti, spiega RICCARDO MARLETTA, ha definito la manovra approvata dall’Esecutivo che presiede “decreto salva Italia” e “salva Europa”: ma i sacrifici sono stati divisi equamente?

Mario Monti (Foto Imagoeconomica)Mario Monti (Foto Imagoeconomica)

Mario Monti, che evidentemente ben conosce i meccanismi della comunicazione in ambito politico, ha definito la manovra approvata dall’Esecutivo che presiede “decreto salva Italia” e anche “decreto salva Europa”. Quando si tratta di salvarsi la pelle, è implicito che ognuno debba fare la sua parte, sobbarcandosi anche pesanti sacrifici. Nel caso del decreto Monti non pare di poter dire tuttavia che i sacrifici siano stati divisi equamente tra cittadini e Stato. I primi sono destinatari di una raffica di misure che incideranno pesantemente su una situazione economica che, per molti di essi, è già tutt’altro che florida; al secondo non vengono imposti restrizioni e comportamenti virtuosi se non limitatamente ad alcuni e circoscritti aspetti.

Per quanto riguarda i tagli ai costi dell’attività politica, la tanto vituperata “Casta” potrebbe uscire indenne (o quasi) dalla manovra. È vero che alcuni degli argomenti più “gettonati” in tema di tagli dei costi della politica, come ad esempio la riduzione del numero dei parlamentari, non avrebbero comunque potuto essere affrontati direttamente nell’ambito del decreto Monti, in quanto presuppongono una modifica della Costituzione; ciò non toglie, tuttavia, che vi fossero ambiti di spesa nei quali era possibile intervenire con decisione per ridurre i costi della politica e dell’apparato burocratico dello Stato.

Nell’ultima versione del decreto, è spuntata una norma che riguarda anche le indennità dei componenti di Camera e Senato. Il decreto legge n. 9/2011 stabilisce che il trattamento economico dei parlamentari debba essere parametrato a quello dei componenti dei Parlamenti nazionali degli altri sei principali stati dell’Area Euro e istituisce una Commissione che provvede alla ricognizione e all'individuazione della media di tali trattamenti economici. Ora il decreto Monti prevede che, ove la Commissione non provveda a tali adempimenti entro il 31 dicembre 2011, “il Governo provvederà con apposito provvedimento d’urgenza”. Probabilmente la norma subirà modifiche in sede di dibattito parlamentare, anche perché obiettivamente risulta mal formulata. Non si comprende infatti se a quel punto il Governo dovrebbesostituirsi alla Commissione per effettuare le ricognizioni ora demandate alla stessa (il che parrebbe più aderente allo spirito della norma) o se avrebbe carta bianca nella determinazione del trattamento economico dei parlamentari.

Un’iniziativa importante è stata invece assunta dal decreto Monti con riferimento al ruolo delle Province. Sull’argomento era già intervenuto il Governo Berlusconi, in uno dei decreti legge estivi finalizzati alla stabilizzazione finanziaria e allo sviluppo, prevedendo la soppressione di tutte le Province a eccezione di quelle aventi una popolazione superiore a 300.000 abitanti o una superficie complessiva di più di 3.000 chilometri quadrati. In aggiunta era stabilito il dimezzamento del numero dei consiglieri e degli assessori provinciali nelle Province “superstiti”.