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TREDICESIME A RISCHIO/ L'esperto: solo nuove regole per le banche possono "salvare" imprese e famiglie

Pubblicazione:giovedì 8 dicembre 2011

Foto Imagoeconomica Foto Imagoeconomica

TREDICESIME A RISCHIO - A novembre si è registrato un crollo degli ordinativi nelle imprese del Nordest, con la domanda nazionale che ha riportato il segno meno e l’export che è passato dal +34% di maggio all’attuale +17%. Ad anticiparlo a Ilsussidiario.net è Daniele Marini, professore di Sociologia dei processi economici all’Università di Padova. È di ieri l’allarme lanciato da Alessandro Vardanega, presidente di Confindustria Treviso, da cui emerge che “le aziende che sentiamo quotidianamente stanno incontrando difficoltà insormontabili nel reperire le risorse finanziarie per il pagamento delle tredicesime”. E all’origine ci sarebbero le difficoltà nell’ottenere il credito dalle banche.

Per il professor Marini, “dai dati sull’andamento congiunturale emerge un quadro che anche solo rispetto a pochi mesi fa sta segnando una forte inversione di tendenza. Se fino a quest’estate il Nordest era stato in grado di riagganciare la domanda estera, facendo risalire progressivamente le esportazioni, dai dati rilevati nelle settimane scorse assistiamo a un brusco ridimensionamento. Da un lato si registra un ritorno in campo negativo degli ordinativi a livello nazionale, in quanto i consumi interni sembrano essersi bloccati. A questo si aggiunge un altro elemento, e cioè che la domanda degli ordinativi esteri pur mantenendo il segno positivo si dimezzano rispetto a prima dell’estate”.

Per l’esperto dell’Università di Padova, “a maggio il saldo tra chi aveva ordinativi dall’estero e chi registrava un loro calo era del +34%, mentre a fine novembre è sceso al +17%. Tenendo presente che l’economia del Nordest ha nel rapporto con i mercati esteri il suo elemento di traino, questo sembra segnalare una gelata sulle prospettive dell’economia. Se a questo aggiungiamo il fatto che le banche non si stanno scambiando denaro tra di loro e che c’è scarsa liquidità, è chiaro che si rischia di generare un circuito perverso. Rendendo sempre più difficile fornire una risposta alla domanda al mondo finanziario che proviene dalle imprese in merito ai nuovi affidamenti e alla possibilità di ottenere liquidità per anticipare le commesse, pagate con ritardi sempre maggiori”.


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