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Economia e Finanza

VERTICE UE/ 1. Bertone: 4 mosse per non diventare "giardinieri" dei tedeschi

UGO BERTONE ci spiega quali sono i quattro punti cruciali che vengono discussi oggi al vertice del Consiglio europeo e che possono decidere il nostro futuro

Angela Merkel e Nicolas Sarkozy (Foto Ansa)Angela Merkel e Nicolas Sarkozy (Foto Ansa)

Buongiorno. Comunque andrà a finire, l’Immacolata del 2011 sarà ricordata come un grande giorno. E speriamo che la mano di Dio protegga l’Europa nel giorno delle scelte. Almeno quattro, destinate a condizionare il futuro di tutti noi e pure delle generazioni a venire. Troppa enfasi? Per fortuna, a differenza che in un passato meno remoto di quanto non appaia alla nostra memoria, le scelte cruciali pesano dalla mano dei banchieri e non delle armi, convenzionali o meno. C’è chi si lamenta di questo, sostenendo che l’arma dello spread ha oggi la stessa funzione dei carri armati sovietici o del Terzo Reich: fosse così (e ci sarebbe molto da obiettare) sarebbe comunque un grande passo in avanti a vantaggio delle vittime della storia.

Ma che cosa è in palio oggi a Bruxelles, con appendice a Francoforte (direttorio della Bce) e Londra (decisioni dell’Autorità bancaria europea sul capitale delle banche)? In buona sostanza, la famiglia europea dibatte le condizioni per continuare a stare assieme. Non meno importante, la possibilità di presentare una propria ricetta culturale e politica di fronte al resto del pianeta dove la democrazia, spesso, è un optional. La libertà di coscienza e d’espressione è un pericolo che la democrazia potrebbe spegnere con più violenza delle dittature: ultimo esempio, l’anatema contro le opere di Naguib Mafuz nell’Egitto “liberato”. Per questo, le scelte dell’Europa rischiano di avere una portata globale che va al di là del credit crunch o della minaccia di recessione.

La prima scelta che dovrà compiere l’Europa consiste nell’imboccare il bivio giusto tra stabilità, la richiesta chiave in arrivo dalla Germania, e solidarietà, di cui è alfiere, non proprio adeguato, la Francia di Nicolas Sarkozy. Frau Merkel insiste perché l’Europa adotti standard di bilancio severi e approvi le misure necessarie per controllarne l’effettiva applicazione. La Francia subordina queste richieste alla creazione di strutture sufficienti a difendere la comunità nel suo insieme dagli attacchi esterni. Entrambe le tesi hanno fondamento: la capacità di trovare la giusta sintesi può far la differenza e dare la misura di una leadership finora mancata.

La seconda possibile frattura riguarda i 17 paesi che hanno adottato l’euro e gli altri dieci che fanno parte dell’Ue, ma non dell’Unione monetaria. Il Regno Unito, in particolare, teme che criteri fiscali comuni nell’eurozona, sotto una rigida impronta tedesca, finiranno con l’isolare la via anglosassone allo sviluppo, a partire dalla leadership sulla comunità finanziaria della City. Si ripropone, in termini non cruenti, la geografia politica degli anni Quaranta, a partire da una singolare alleanza tra Londra e Varsavia, capofila dei Paesi che inevitabilmente gravitano nell’orbita economica della grande Germania, ma hanno perduto, di fronte alle difficoltà dell’economia, interesse a entrare nell’area euro. Sarà importante evitare la frattura all’interno del Vecchio Continente: l’eccezione inglese ha avuto un ruolo decisivo negli anni Quaranta del secolo passato.