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Economia e Finanza

FINANZA/ A chi tocca pagare se si "rompe" l’Egitto?

In Egitto si cerca di non restare senza scorte alimentari (Foto Ansa)In Egitto si cerca di non restare senza scorte alimentari (Foto Ansa)

«La geopolitica sta inviando un chiaro segnale agli investitori. Il prezzo del petrolio è schizzato e questo potrebbe essere ragione di una pressione rialzista sui tassi d’interesse», ha dichiarato David Cohen, capo economista per l’Asia di Action Economics a Singapore. Attenzione, quindi, visto che l’ultima volta che i costi per prendere a prestito denaro nel breve termine sono saliti a questo ritmo è stata la seconda metà del 2008, quando la crisi finanziaria e i prezzi record delle commodities hanno spedito il mondo in recessione, costringendo le banche centrali a tagliare con l’accetta i tassi di riferimento.

 

Il Brasile ha alzato il suo benchmark overnight di 50 punti base il 19 gennaio scorso, arrivando al tasso del 11,25%: i traders si dicono certi che i costi per prendere a prestito denaro toccheranno i massimi da tre anni a questa parte entro la fine del 2011. L’India ha alzato i tassi al massimo da due anni il 25 gennaio e ha già annunciato nuovi incrementi, la Cina li ha alzati due volte da ottobre, mentre la Banca centrale russa ieri ha innalzato le richieste di riserve per le banche in un disperato tentativo di bloccare l’inflazione. I rendimenti dei bond egiziani denominati in dollari con maturazione 2020 sono saliti di 36 punti base al 7,33% ieri, il livello più alto da quando sono stati emessi ad aprile. I cds per proteggersi dal debito egiziano sono a loro volta saliti di 6 punti base a 437, il livello più alto da nove mesi a questa parte. Il governo ha spostato due aste previste per ieri e Moody’s ha tagliato il rating egiziano di un notch a Ba2, due livelli al di sotto del grado di investimento, mentre Fitch ha ridotto il rating nazionale da "stabile" a "negativo", preannunciando di fatto anch'essa un downgrade.

 

La nazione ha circa 272 miliardi di sterline egiziane (46 miliardi di dollari) di debito a maturazione quest’anno, stando ai dati di Bloomberg e circa il 97% di questa cifra è coperta da Treasury bills a breve termine e obbligazioni governative denominate in sterline egiziane: il governo ha in carico circa 2,5 miliardi di debito denominato in dollari, 1 miliardo di questo in obbligazioni che andranno a maturazione l’11 luglio. Inoltre, le banche straniere sono esposte in Egitto per un totale di 44 miliardi di dollari, 37,5 dei quali facenti riferimento a istituti europei: 17,1 per le banche francesi, 1,1 per quelle tedesche, 6,2 per quelle italiane e 10,6 per quelle britanniche. Ci sono poi 5 miliardi di dollari di esposizione bancaria Usa e meno di 1 miliardo giapponese.

 

Ma c’è di più e di peggio per l’Egitto. I titoli delle principali aziende del paese, come Orascom Construction, stanno crollando ai livelli più bassi dal luglio 2009 e rischiano di diventare preda di scalate ostili estere, ma, soprattutto, gli investimenti di mutual funds nel mercato equities delle economie emergenti hanno conosciuto nella settimana conclusasi il 26 gennaio, il tasso di fuga più alto dalla metà del 2008: i fondi hanno perso 3 miliardi di dollari, circa lo 0,4 % dei loro assets.

 

«Certamente non si può imputare a quanto sta accadendo in Egitto uno stop alla ripresa globale, ma è innegabile che i mercati odino l’incertezza e gli sviluppi egiziani ne hanno portata molta sullo scenario geopolitico», ha dichiarato a Robert Pavlik, capo analista alla Banyan Partner di New York. E se a prendere il potere saranno i Fratelli Musulmani, mascherati quanto volete, capite cosa significherà questo per Israele e per l’intera stabilità della zona: sarà l’Asia a pagare il prezzo più alto a questa destabilizzazione - che piace tanto a Hillary Clinton, infatti, in chiave anti-emergenti -, con la Cina che già oggi conosce un’intensità energetica per unità di Pil doppia degli Usa e tripla del Regno Unito.


COMMENTI
01/02/2011 - Causa (J B)

Come ben detto, l'aumento del prezzo delle commodities è il detonatore della crisi che stanno vivendo il Nord Africa e l'Egitto. Un detonatore innescato dalle politiche monetarie ultra inflazioniste delle varie banche centrali, FED in primis. Vedremo di quanto salirà il petrolio a breve. Poi cominceremo a ridere. Naturalmente sarà tutta colpa degli avidi speculatori, che certamente esistono (e sono molto avidi) ma che ancora una volta non sono la causa dell'aumento dei prezzi delle commodities, ma un effetto. D'altronde "fare i soldi" è proprio la natura del sistema. E così è giusto che sia. Con buona pace di Sarkozy e delle sue inutili uscite, tipiche del socialista che in effetti è.